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	<title>APS Punta Giglio Libera</title>
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	<description>La voce libera: #Ridiamo Vita al Parco</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Apr 2026 15:12:01 +0000</lastBuildDate>
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	<title>APS Punta Giglio Libera</title>
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		<title>Il Parco che voleva cambiare destino</title>
		<link>https://www.puntagigliolibera.org/news/millepiedi/il-parco-che-voleva-cambiare-destino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Millepiedi]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto Millepiedi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Parco e la transizione ecologica Un Parco nasce per tutelare un territorio fragile.La sua funzione, secondo la normativa sulle aree protette, è quella di conservare gli ecosistemi, proteggere gli habitat e garantire l’equilibrio tra attività umane e patrimonio naturale. Per molti anni questa è stata anche l’immagine pubblica del Parco: sentieri, regolamenti, vincoli di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il Parco e la transizione ecologica</strong></h2>



<p>Un Parco nasce per tutelare un territorio fragile.<br>La sua funzione, secondo la normativa sulle aree protette, è quella di conservare gli ecosistemi, proteggere gli habitat e garantire l’equilibrio tra attività umane e patrimonio naturale.</p>



<p>Per molti anni questa è stata anche l’immagine pubblica del Parco: sentieri, regolamenti, vincoli di tutela, attività di educazione ambientale. Un’istituzione chiamata soprattutto a vigilare e proteggere un territorio particolarmente delicato.</p>



<p>Negli ultimi anni, tuttavia, il contesto delle politiche ambientali europee e nazionali è cambiato.</p>



<p>Il Green Deal europeo e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza hanno introdotto nuovi strumenti e nuovi investimenti legati alla transizione energetica. Nei documenti programmatici compaiono sempre più spesso termini come ricerca, sperimentazione tecnologica, innovazione energetica e produzione di energia rinnovabile.</p>



<p>In questo quadro il Parco ha iniziato ad affiancare alla propria missione tradizionale anche un ruolo di laboratorio territoriale per progetti di innovazione ambientale.</p>



<p>Il progetto Millepiedi si colloca in questo contesto: un sistema di produzione energetica dal moto ondoso integrato in una struttura portuale esistente. Un’iniziativa che combina infrastruttura tecnica e sperimentazione energetica.</p>



<p>Questo orientamento rappresenta un’evoluzione significativa nel modo in cui l’ente interpreta il proprio ruolo nelle politiche di transizione ecologica.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il contesto istituzionale</strong></h2>



<p>Come accade spesso nei progetti complessi finanziati con risorse pubbliche, le strutture amministrative cambiano nel tempo, mentre le politiche territoriali mantengono una continuità più ampia.</p>



<p>Le amministrazioni pubbliche hanno progressivamente enfatizzato la capacità di attrarre investimenti, intercettare fondi europei e promuovere iniziative legate all’innovazione ambientale.</p>



<p>In questo contesto il Parco può assumere una funzione istituzionale più ampia, partecipando a strategie territoriali orientate alla sostenibilità e alla transizione energetica.</p>



<p>Questa evoluzione, tuttavia, richiede una costante verifica di coerenza tra le nuove funzioni e la missione originaria di tutela del territorio.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le dune</strong></h2>



<p>Nel territorio del Parco esistono ecosistemi particolarmente fragili, tra cui il sistema dunale di Porticciolo.</p>



<p>Si tratta di un ambiente inserito nella rete europea Natura 2000, caratterizzato dalla presenza di habitat di interesse comunitario e di specie vegetali rare, tra cui <em>Anchusa crispa</em>.</p>



<p>Nel tempo sono stati segnalati interventi e attività che avrebbero inciso sull’equilibrio del sistema dunale: concessioni balneari, opere temporanee, lavori per sottoservizi e altri interventi sul territorio.</p>



<p>Secondo quanto riportato in una segnalazione dettagliata, tali interventi avrebbero progressivamente inciso sull’integrità del compendio dunale <a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/04/22-ritiro-in-autotutela-parere-VIncA-porticciolo.pdf">(22)</a>.</p>



<p>Il tema riguarda quindi anche il rapporto tra politiche di innovazione e capacità di garantire una tutela effettiva degli ecosistemi più sensibili.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Innovazione e tutela</strong></h2>



<p>Nel dibattito pubblico emergono spesso due dimensioni diverse.</p>



<p>Da un lato la promozione di progetti legati all’energia rinnovabile e all’innovazione tecnologica.<br>Dall’altro la tutela concreta degli ecosistemi locali, che richiede attenzione continua e tempi di conservazione molto lunghi.</p>



<p>Non si tratta necessariamente di una contrapposizione tra ambiente ed energia. Piuttosto di una possibile tensione tra ambizione strategica e tutela quotidiana del territorio.</p>



<p>Un Parco può certamente partecipare alle politiche di innovazione ambientale. Ma la credibilità di questa evoluzione dipende dalla capacità di mantenere elevati standard di protezione degli ecosistemi che è chiamato a custodire.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il tempo della natura</strong></h2>



<p>I progetti finanziati con fondi europei hanno scadenze, programmi e obiettivi temporali definiti.</p>



<p>Gli ecosistemi naturali seguono tempi diversi.</p>



<p>Un sistema dunale alterato può impiegare molti anni per recuperare il proprio equilibrio. Una specie vegetale rara può richiedere condizioni ambientali molto specifiche per sopravvivere.</p>



<p>Per questo la sostenibilità delle politiche ambientali non può essere valutata esclusivamente sulla base delle infrastrutture realizzate o delle tecnologie installate. Deve essere misurata anche nella capacità di preservare nel tempo gli equilibri naturali del territorio.</p>



<p>Nel quadro normativo che disciplina le aree naturali protette, il Parco nasce innanzitutto come <strong>ente di tutela e gestione ambientale</strong>. Le sue competenze riguardano la conservazione degli ecosistemi, la pianificazione territoriale, la vigilanza e la promozione di attività compatibili con la protezione della natura.</p>



<p>Non dispone invece, per propria natura istituzionale, di strumenti tecnici, industriali o organizzativi propri per operare direttamente nel settore della produzione energetica o dello sviluppo di tecnologie rinnovabili.</p>



<p>Quando un ente con questa missione partecipa a iniziative legate alla transizione energetica, diventa quindi essenziale mantenere un equilibrio chiaro tra innovazione e responsabilità istituzionale.</p>



<p>La transizione ecologica rappresenta senza dubbio una grande opportunità. Ma per un’area protetta la credibilità di questo percorso dipende dalla capacità di rimanere coerente con la propria funzione originaria: la tutela effettiva del territorio.</p>



<p>Le tecnologie cambiano.<br>I programmi europei si succedono.<br>Le stagioni amministrative si alternano.</p>



<p>Gli ecosistemi, invece, richiedono continuità.</p>



<p>Per questo la vera misura di progetti come Millepiedi non si trova soltanto nelle tecnologie installate, ma nella capacità di rafforzare — e non indebolire — la tutela del territorio che un’area protetta è chiamata a custodire.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La misura della coerenza</strong></h2>



<p>Otto capitoli.</p>



<p>Un solo filo.</p>



<p>Un progetto che prende forma negli atti, cresce nelle decisioni e diventa infrastruttura finanziata con risorse europee.</p>



<p>Non è il racconto di un illecito.<br>È il racconto di un metodo.</p>



<p>Un metodo che, nel caso di un’area naturale protetta, incrocia due esigenze: innovare e tutelare.</p>



<p>Qui sta il punto.</p>



<p>Perché la transizione energetica non è solo una questione di tecnologie.<br>È una questione di coerenza.</p>



<p>Tra ciò che un ente è chiamato a fare<br>e ciò che sceglie di diventare.</p>



<p>Il caso Millepiedi non chiude una storia.<br>Apre una domanda.<strong><br></strong></p>



<p class="has-text-align-center"><strong><em>Punta Giglio Libera. Ridiamo Vita al Parco</em></strong></p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><strong>Allegati</strong>:</p>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-60aae958-db14-4ff6-85f2-9a3272d73e39" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/04/22-ritiro-in-autotutela-parere-VIncA-porticciolo.pdf">22 &#8211; Ritiro in autotutela parere VIncA Porticciolo</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/04/22-ritiro-in-autotutela-parere-VIncA-porticciolo.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-60aae958-db14-4ff6-85f2-9a3272d73e39">Download</a></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Speciale</title>
		<link>https://www.puntagigliolibera.org/news/millepiedi/speciale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 05:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Millepiedi]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto Millepiedi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando basta cambiare nome a un appalto per spegnere i controlli Il caso Millepiedi non racconta un illecito conclamato. Racconta un metodo.Un’opera complessa, tecnologica e rischiosa, finanziata con fondi PNRR, viene trattata come una semplice “fornitura”. Così saltano i controlli più stringenti: qualificazione SOA, limiti all’avvalimento, verifiche ANAC sulla congruità e sulla concorrenza.La consultazione di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando basta cambiare nome a un appalto per spegnere i controlli</strong></h2>



<p>Il caso <em>Millepiedi</em> non racconta un illecito conclamato. Racconta un metodo.<br>Un’opera complessa, tecnologica e rischiosa, finanziata con fondi PNRR, viene trattata come una semplice “fornitura”. Così saltano i controlli più stringenti: qualificazione SOA, limiti all’avvalimento, verifiche ANAC sulla congruità e sulla concorrenza.<br>La consultazione di mercato non apre il confronto, l’infungibilità diventa una scorciatoia, la gara una formalità.<br>L’effetto complessivo delle scelte procedurali è un alleggerimento dei presìdi di controllo previsti per appalti qualificati come lavori&#8230;<br>Ed è qui il problema. Perché se basta cambiare etichetta a un’opera per alleggerire i controlli, allora il rischio dell’innovazione resta pubblico, mentre il controllo diventa opzionale.<br>Il PNRR chiede velocità, ma soprattutto metodo.<br>E questo metodo dovrebbe preoccupare tutti.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un bando su misura</strong></h2>



<p><strong>Come il Parco ha costruito </strong>una procedura che, nella configurazione adottata, ha ristretto significativamente il numero potenziale di operatori economici partecipanti.</p>



<p>Non serve dimostrare una volontà. Basta seguire gli atti.</p>



<p>Nel caso del progetto <em>Millepiedi</em>, la procedura di gara non nasce aperta e poi si restringe. Nasce già <strong>impostata</strong>, e ogni passaggio successivo contribuisce a <strong>confermare una sola traiettoria possibile</strong>: l’aggiudicazione a GICA Srl.</p>



<p>Formalmente, tutto avviene nel rispetto delle norme.<br>Sostanzialmente, la procedura viene costruita in modo tale da <strong>eludere i controlli più stringenti</strong> e <strong>ridurre al minimo la platea dei potenziali concorrenti</strong>.</p>



<p>Il primo snodo è la <strong>qualificazione dell’appalto</strong>.</p>



<p><strong>Da opera complessa a “fornitura”</strong></p>



<p>L’intervento riguarda:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la progettazione di dettaglio;</li>



<li>la realizzazione “su misura” di una macchina;</li>



<li>la posa in opera su una diga foranea;</li>



<li>l’integrazione con impianti idraulici, elettrici ed elettronici;</li>



<li>la manutenzione e conduzione dell’impianto.</li>
</ul>



<p>Eppure il Parco qualifica l’intervento come <strong>“appalto misto di forniture prevalenti e servizi”</strong>, e non come <strong>appalto di lavori</strong>.</p>



<p>È una scelta decisiva. Perché se l’appalto fosse stato correttamente qualificato come <strong>lavori</strong>, sarebbe scattato l’obbligo di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>attestazione SOA;</li>



<li>requisiti tecnico–professionali stringenti;</li>



<li>controlli ANAC più penetranti;</li>



<li>limiti severi all’avvalimento.</li>
</ul>



<p>Classificandolo come “fornitura”, tutto questo <strong>scompare</strong>. Non è un dettaglio tecnico. È la chiave che apre tutte le porte successive.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La consultazione di mercato che non poteva funzionare</strong></h2>



<p>Il Parco pubblica un avviso di consultazione preliminare di mercato <strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/16-avviso-di-consultazione-preliminare-di-mercato-pnrr-millepiedi.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(16)</a></strong>. Nessuno risponde <strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/17-det_00882_29-10-2024.pdf">(17)</a></strong>.<br>Ma l’avviso presenta una caratteristica decisiva: <strong>non consente l’avvalimento</strong>.</p>



<p>In altre parole:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>gli operatori potenzialmente interessati non possono compensare carenze di requisiti;</li>



<li>il campo viene ristretto artificialmente.</li>
</ul>



<p>Subito dopo, però, accade qualcosa di significativo.</p>



<p>Quando la procedura diventa <strong>negoziata</strong> ed è rivolta <strong>a un solo operatore</strong>, l’avvalimento ricompare.<br>Ed è ammesso <strong>solo per GICA <a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/18-letterainvito-disciplinare-millepiedi.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(18)</a></strong>.</p>



<p>L’asimmetria è evidente:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>nella fase “aperta”, niente avvalimento;</li>



<li>nella fase “chiusa”, avvalimento totale.</li>
</ul>



<p>Il risultato è una <strong>par condicio rovesciata</strong>.</p>



<p><strong>L’infungibilità come scorciatoia</strong></p>



<p>A valle della consultazione deserta, il Parco dichiara <strong>l’infungibilità della fornitura <a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/19-infungibilita-della-macchina-millepiedi.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(19)</a>.</strong><br>Non perché siano state valutate alternative tecniche comparabili.<br>Ma perché <strong>la tecnologia è già stata scelta.</strong></p>



<p>L’infungibilità non è il punto di partenza.<br>È il punto di arrivo di un percorso che ha già escluso il confronto competitivo.</p>



<p>Da quel momento, la procedura negoziata diventa un passaggio formale.</p>



<p><strong>L’avvalimento che aggira i limiti di legge</strong></p>



<p>Secondo la normativa, per opere super–specialistiche:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>l’avvalimento è ammesso <strong>solo fino al 10%</strong>;</li>



<li>la qualificazione SOA è essenziale;</li>



<li>la capacità produttiva deve essere interna o adeguatamente certificata.</li>
</ul>



<p>Nel caso <em>Millepiedi</em> accade l’opposto.</p>



<p>GICA:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>non ha attestazione SOA;</li>



<li>ha un organico ridottissimo;</li>



<li>non dispone di uno stabilimento produttivo.</li>
</ul>



<p>L’intero impianto viene quindi “coperto” tramite avvalimento al <strong>100%</strong>, appoggiandosi a una ditta ausiliaria che, a sua volta, <strong>non possiede una SOA adeguata all’importo dei lavori</strong>.</p>



<p>Se l’appalto fosse stato qualificato come “lavori”, questo scenario sarebbe stato <strong>impossibile</strong>.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il prezzo senza prezzo</strong></h2>



<p>Il quadro economico dell’intervento — due sole pagine — indica un importo di quasi un milione di euro per la “fornitura e posa in opera”, ma <strong>non spiega come si sia arrivati a quel prezzo <a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/20-quadro-economico.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(20)</a></strong>.</p>



<p>Nessuna analisi comparativa.<br>Nessun riferimento a prezziari.<br>Nessuna verifica di congruità strutturata.</p>



<p>Un altro elemento che, in un appalto di lavori, avrebbe richiesto controlli più stringenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il disegno che emerge</strong></h3>



<p>Presi singolarmente, questi elementi possono apparire discutibili. Presi insieme, disegnano un quadro coerente.</p>



<p>Ogni scelta amministrativa va nella stessa direzione:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>evitare la qualificazione come appalto di lavori;</li>



<li>evitare l’obbligo di SOA;</li>



<li>evitare i limiti all’avvalimento;</li>



<li>evitare il confronto competitivo;</li>



<li>evitare i controlli più incisivi di ANAC.</li>
</ul>



<p>Il risultato finale non è solo l’aggiudicazione a GICA.<br>È un <strong>bando che solo GICA poteva vincere</strong>, così come costruito.</p>



<p>Non serve parlare di intenzioni. Bastano gli atti.<br>Gli atti convergono verso una configurazione procedurale che ha ridotto in modo significativo i vincoli e il confronto competitivo</p>



<p>Ed è qui che lo speciale trova il suo centro.</p>



<p>Ma per comprendere fino in fondo la struttura della procedura, è necessario considerare anche la sequenza degli atti amministrativi e il contesto complessivo in cui essa si inserisce.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Accordo, tecnologia e tempi: una questione di coerenza</strong></h3>



<p>L’accordo di cooperazione tra enti pubblici (Parco di Porto Conte e Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna), ai sensi dell’art. 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, rappresenta uno strumento volto a disciplinare forme di collaborazione istituzionale finalizzate al perseguimento di interessi pubblici comuni, attraverso l’impiego di risorse, competenze e attività riconducibili alle amministrazioni coinvolte.</p>



<p>Nel caso in esame, l’accordo disciplina l’attuazione del progetto “Millepiedi”, finanziato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) <a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/04/21-convenzione_ADSP-ASPPC.pdf">(21)</a>, e avente ad oggetto la realizzazione di una <strong>prima applicazione industriale</strong> di un impianto per la produzione di energia dal moto ondoso, da installarsi in una infrastruttura portuale esistente.</p>



<p>Dall’analisi del contenuto dell’accordo emergono tuttavia alcuni elementi che meritano particolare attenzione sotto il profilo della coerenza con i presupposti propri della cooperazione tra enti pubblici.</p>



<p>In primo luogo, la natura dell’intervento — qualificato come “prima applicazione industriale” con installazione in situ — implica la disponibilità di competenze tecnico-ingegneristiche avanzate, capacità realizzative e tecnologie specifiche, non riconducibili alle funzioni ordinarie degli enti pubblici firmatari.</p>



<p>In secondo luogo, l’accordo richiama espressamente la collaborazione con un soggetto privato, detentore di un brevetto europeo relativo alla tecnologia di captazione dell’energia dal moto ondoso, nonché la necessità di rispettare accordi già in essere con tale soggetto ai fini della gestione e valorizzazione dei risultati del progetto.</p>



<p>Tale circostanza evidenzia come la realizzazione dell’intervento risulti, nella sua sostanza, strettamente connessa alla disponibilità di una tecnologia non pubblica, la cui titolarità e controllo non appartengono alle amministrazioni coinvolte nell’accordo.</p>



<p>Ulteriore elemento rilevante è rappresentato dalla previsione, all’interno dell’accordo, di procedure di affidamento per la fornitura dell’impianto e dei servizi connessi, nonché dalla contrattualizzazione di operatori economici per l’esecuzione delle attività previste. Ciò conferma che una parte significativa dell’attuazione dell’intervento non è svolta direttamente dagli enti pubblici, ma richiede il coinvolgimento di soggetti esterni.</p>



<p>Alla luce di tali elementi, si pone una questione di coerenza tra:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la qualificazione dello strumento utilizzato, configurato come accordo di cooperazione tra enti pubblici ai sensi dell’art. 15 della legge 241/1990</li>



<li>e la natura effettiva dell’intervento, che appare strutturalmente dipendente da un apporto tecnologico e operativo esterno di natura economica</li>
</ul>



<p>Questa valutazione assume particolare rilievo in considerazione del fatto che l’intervento è finanziato con risorse del PNRR, che richiedono il rispetto di principi stringenti di trasparenza, tracciabilità e corretto utilizzo degli strumenti amministrativi, soprattutto nei casi in cui siano coinvolti operatori economici o tecnologie proprietarie.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Sequenza temporale e funzione della consultazione preliminare</strong></h3>



<p>Un ulteriore elemento di rilievo emerge dal confronto tra le tempistiche degli atti amministrativi connessi all’intervento.</p>



<p>L’accordo di cooperazione tra le Parti risulta sottoscritto in data 28 giugno 2024, mentre la consultazione preliminare di mercato è stata avviata con determina del 20 settembre 2024 <a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/16-avviso-di-consultazione-preliminare-di-mercato-pnrr-millepiedi.pdf">(16)</a>.</p>



<p>La consultazione interviene quindi in un momento successivo alla definizione dell’assetto progettuale, che risulta già delineato nei suoi elementi essenziali, inclusa la natura dell’impianto, la configurazione tecnica dell’intervento e il coinvolgimento di una tecnologia brevettata detenuta da un operatore economico specifico.</p>



<p>Nel medesimo avviso di consultazione si fa infatti esplicito riferimento alla società GICA Srl quale detentrice dei diritti di esclusiva sulla tecnologia oggetto dell’intervento, prospettando la possibilità di ricorrere a una procedura negoziata con il medesimo operatore in caso di assenza di soluzioni alternative.</p>



<p>In tale contesto, la funzione della consultazione preliminare — che, secondo la normativa vigente, dovrebbe consentire alla stazione appaltante di esplorare il mercato e verificare l’esistenza di soluzioni alternative prima della definizione delle modalità di affidamento — appare collocata in una fase successiva rispetto alla strutturazione dell’intervento.</p>



<p>Ciò pone una questione in merito al ruolo effettivo della consultazione, che rischia di assumere una funzione prevalentemente ricognitiva, piuttosto che orientativa, rispetto a scelte già sostanzialmente definite.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>La questione non attiene alla legittimità dell’innovazione tecnologica né alla possibilità per enti pubblici di partecipare a progetti di transizione energetica.</p>



<p>Riguarda piuttosto la corretta individuazione dello strumento amministrativo più idoneo a disciplinare interventi che, per loro natura, implicano il coinvolgimento determinante di soggetti terzi.</p>



<p>In tale prospettiva, l’analisi condotta evidenzia l’opportunità di un approfondimento ulteriore volto a verificare se l’accordo di cooperazione tra enti pubblici, così come configurato, sia pienamente coerente con i presupposti normativi dell’art. 15 della legge 241/1990 e con i principi che regolano l’impiego delle risorse del PNRR.</p>



<p>Il punto, quindi, non è soltanto quale procedura sia stata utilizzata.</p>



<p>È il contesto in cui quella procedura prende forma.</p>



<p>Quando un progetto è strutturato attorno a una tecnologia specifica e a un operatore già individuato, la scelta dello strumento amministrativo diventa parte integrante del risultato.</p>



<p>Ed è lì che si decide davvero chi può partecipare.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h4 class="wp-block-heading">Allegati:</h4>



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		<title>Controlli, PNRR e responsabilità</title>
		<link>https://www.puntagigliolibera.org/news/millepiedi/controlli-pnrr-e-responsabilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 06:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Millepiedi]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto Millepiedi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.puntagigliolibera.org/?p=1328</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando un progetto finanziato con fondi europei entra nella fase operativa, entra in gioco un altro livello: quello dei controlli. Nel sistema del PNRR la verifica non riguarda soltanto il risultato finale. Gli organismi di controllo guardano soprattutto al metodo con cui le decisioni sono state prese. Ed è in questa prospettiva che il caso [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando un progetto finanziato con fondi europei entra nella fase operativa, entra in gioco un altro livello: <strong>quello dei controlli</strong>.</p>



<p>Nel sistema del <strong>PNRR</strong> la verifica non riguarda soltanto il risultato finale.</p>



<p>Gli organismi di controllo guardano soprattutto al <strong>metodo</strong> con cui le decisioni sono state prese.</p>



<p>Ed è in questa prospettiva che il caso Millepiedi assume un significato che va oltre il singolo progetto.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Controlli, PNRR e responsabilità: quando il rischio diventa pubblico</strong></h2>



<p>Finché un progetto è sulla carta, tutto regge. Delibere, convenzioni, affidamenti: ogni passaggio ha la sua forma, il suo timbro, la sua motivazione. Il problema comincia quando il progetto entra nella fase dei controlli. È lì che l’innovazione smette di essere una promessa e diventa una responsabilità.</p>



<p>Nel caso <em>Millepiedi</em>, le prime puntate hanno ricostruito il percorso e l’assetto istituzionale. Resta l’ultimo livello, quello che non dipende più dalla narrazione ma dai fatti: <strong>cosa succede quando un progetto sperimentale, finanziato con fondi PNRR, viene guardato non per ciò che promette, ma per come è stato governato</strong>.</p>



<p>Nel sistema PNRR il controllo non è un evento finale, né una sanzione eventuale. È un processo continuo. Non si limita a chiedere se un impianto funzioni, ma entra nel merito delle scelte che lo hanno reso possibile. Chi controlla non guarda solo il risultato. Guarda il metodo.</p>



<p>Ed è qui che <em>Millepiedi</em> diventa interessante.</p>



<p>Perché anche nel migliore degli scenari — quello in cui l’impianto produce energia in modo stabile e i dati confermano le stime — resterebbe una domanda aperta: <strong>il successo ex post basta a sanare le fragilità ex ante?</strong></p>



<p>Nel PNRR la risposta tende a essere no.</p>



<p>Gli organismi di verifica valutano se le decisioni iniziali fossero adeguatamente istruite, se il rischio tecnologico fosse proporzionato alle risorse impegnate, se gli obiettivi dichiarati fossero coerenti con gli strumenti scelti. Un progetto può anche funzionare, ma restare metodologicamente debole.</p>



<p>C’è poi lo scenario intermedio, il più frequente nei progetti sperimentali: funzionamento parziale, prestazioni inferiori alle attese, discontinuità operative. Qui il discrimine non è tecnico, ma politico-amministrativo.<br>Se il rischio era noto, esplicitato e accettato consapevolmente, il progetto resta difendibile. Se invece il rischio è stato sottovalutato, o trasferito implicitamente sul soggetto pubblico, il quadro cambia.</p>



<p>Infine c’è lo scenario più delicato: l’impianto non produce risultati significativi.<br>Nel mondo della ricerca non sarebbe uno scandalo. Nel PNRR può diventarlo. Non per il fallimento in sé, ma per <strong>aver trasformato una sperimentazione in infrastruttura senza un momento chiaro di verifica e certificazione</strong>.</p>



<p>Ed è qui che i controlli si concentrano sempre sugli stessi nodi.</p>



<p>C’è stata un’istruttoria tecnica indipendente? Il soggetto responsabile disponeva di competenze interne adeguate? Le responsabilità erano chiare o frammentate? Gli strumenti di affidamento erano coerenti con la natura sperimentale del progetto? La gestione del know-how e dei dati era trasparente e accessibile?</p>



<p>Nel caso <em>Millepiedi</em>, questi nodi non emergono come irregolarità manifeste. Non c’è il colpo di scena, non c’è l’atto clamorosamente illegittimo. C’è qualcosa di più sottile — e più pericoloso: una configurazione istituzionale che potrebbe generare criticità.</p>



<p>Il progetto procede, gli atti si accumulano, le responsabilità si distribuiscono lungo una filiera in cui nessun soggetto sembra avere, da solo, il controllo pieno del rischio. Il Parco risponde amministrativamente, ma non governa il contesto infrastrutturale. L’Autorità portuale governa l’infrastruttura, ma non la tecnologia. L’operatore privato concentra il know-how, ma non il rischio finanziario.</p>



<p>Una parte significativa del rischio sembra ricadere sul soggetto pubblico. Ed è proprio questo che i controlli PNRR sono chiamati a intercettare.</p>



<p>Il caso <em>Millepiedi</em> non racconta uno scandalo già scritto. Racconta un metodo che espone il sistema pubblico a interrogativi seri quando l’innovazione corre più veloce delle competenze che dovrebbero governarla.</p>



<p>La lezione che emerge va oltre Porto Torres.</p>



<p>La prima è che l’innovazione pubblica non può essere gestita con gli stessi strumenti delle opere ordinarie. Progetti ad alta complessità tecnologica richiedono presìdi tecnici dedicati, indipendenti e riconoscibili.<br>La seconda è che la chiarezza dei ruoli non è un orpello burocratico, ma una forma di tutela preventiva.<br>La terza è che monitorare non significa verificare: controllare i risultati senza interrogare le scelte che li producono equivale a rinunciare al governo del rischio.</p>



<p>Alla fine, il punto non è se <em>Millepiedi</em> funzionerà. Il punto è se il metodo adottato per realizzarlo possa diventare un modello replicabile senza generare nuove zone grigie.</p>



<p>Il PNRR è un’occasione irripetibile. Proprio per questo, ogni progetto racconta qualcosa che va oltre sé stesso.</p>



<p><em>Millepiedi</em> racconta quanto sia sottile il confine tra fiducia nell’innovazione e rinuncia al controllo.</p>



<p>E forse la lezione più scomoda è questa:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>nell’innovazione pubblica non conta solo ciò che viene costruito, ma come viene deciso di assumere il rischio di costruirlo.</strong></p>
</blockquote>
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		<title>Il Parco al centro della macchina</title>
		<link>https://www.puntagigliolibera.org/news/millepiedi/il-parco-al-centro-della-macchina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 05:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Millepiedi]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto Millepiedi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.puntagigliolibera.org/?p=1315</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con l’ingresso del progetto Millepiedi nel programma PNRR – Green Ports, cambia il livello della vicenda. Non si parla più soltanto di tecnologia o di sperimentazione. Entra in gioco la struttura amministrativa chiamata a governare l’intervento. Al centro di questo passaggio si trova il Parco Naturale Regionale di Porto Conte, che assume la responsabilità amministrativa [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l’ingresso del progetto Millepiedi nel programma <strong>PNRR – Green Ports</strong>, cambia il livello della vicenda.</p>



<p>Non si parla più soltanto di tecnologia o di sperimentazione.</p>



<p>Entra in gioco la struttura amministrativa chiamata a governare l’intervento.</p>



<p>Al centro di questo passaggio si trova il <strong>Parco Naturale Regionale di Porto Conte</strong>, che assume la responsabilità amministrativa di una parte decisiva del progetto.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Il Parco al centro della macchina</h2>



<p>Quando il progetto <em>Millepiedi</em> entra nel PNRR, il Parco di Porto Conte non è più soltanto il luogo da cui tutto è partito. Diventa un ingranaggio centrale. È il Parco che bandisce la gara per la componente impiantistica, che stipula i contratti, che gestisce le procedure, che risponde degli atti. Eppure, l’impianto non sorgerà nel Parco, né servirà direttamente le sue strutture.</p>



<p>Il contesto è un altro: il porto industriale di Porto Torres. Il titolare dell’infrastruttura è un altro soggetto: l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna.</p>



<p>Il Parco si colloca così in una posizione inedita e delicata: <strong>intermediario operativo</strong> tra chi governa l’infrastruttura e chi realizza l’impianto. Un ruolo che non è neutro e che solleva interrogativi che vanno oltre la singola procedura di gara.</p>



<p>Formalmente l’assetto appare legittimo; la configurazione istituzionale presenta tuttavia elementi non usuali.</p>



<p>Il Parco assume la responsabilità amministrativa diretta di una parte cruciale di un’opera portuale sperimentale ad alta complessità tecnologica, senza essere né il fruitore finale dell’impianto né il soggetto che controlla il contesto infrastrutturale in cui l’opera viene inserita.</p>



<p>Questo disegna una catena decisionale fragile. Da un lato, l’Autorità portuale definisce il quadro strategico e infrastrutturale. Dall’altro, l’operatore economico privato concentra competenze tecniche e know-how sull’impianto. In mezzo, il Parco risponde degli atti, ma <strong>non governa pienamente né l’uno né l’altro</strong>.</p>



<p>Il punto non è la buona fede degli attori coinvolti. È la sostenibilità istituzionale del modello.</p>



<p>Il Parco di Porto Conte non nasce come ente tecnico-infrastrutturale. La sua missione è la tutela ambientale, la gestione del territorio, la valorizzazione delle risorse naturali. Non dispone ordinariamente di una struttura interna paragonabile a quella di un’Autorità portuale, né di professionalità pensate per presidiare opere sperimentali ad alta intensità tecnologica.</p>



<p>Eppure, nel progetto <em>Millepiedi</em>, è chiamato a svolgere un ruolo che va ben oltre la funzione ambientale o di coordinamento.</p>



<p>Questo squilibrio emerge con chiarezza quando si guarda al tema del controllo.</p>



<p>L’attività di monitoraggio del progetto viene affidata a una figura con <strong>formazione archeologica</strong> (<strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/15-det_00086_31-01-2026.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">15</a></strong> &#8211; <strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/15a-convegno_aps_tinnura_2025_elencoabstract-2.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">15a</a></strong> &#8211; <strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/15b-parco-di-porto-conte-protagonista-giornate-europee-patrimonio.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">15b</a></strong>). Il dato non è personale, né professionale. È istituzionale. In un progetto che si fonda su una tecnologia energetica sperimentale, la scelta di non richiedere competenze ingegneristiche o impiantistiche per il monitoraggio indica che il controllo pubblico è concepito più come <strong>verifica formale dei risultati dichiarati</strong> che come valutazione tecnica delle soluzioni adottate.</p>



<p>In altre parole, il presidio pubblico si colloca <strong>a valle</strong>, non <strong>a monte</strong> del processo.<br>Interviene sui dati prodotti, ma non entra nella “scatola nera” tecnologica: progettazione, prestazioni reali, margini di rischio.</p>



<p>Con l’affidamento dell’incarico di monitoraggio e la chiusura del ciclo di rendicontazione, il Parco completa l’intera filiera amministrativa del progetto <em>Millepiedi</em>. Ma lo fa senza disporre di un livello di verifica tecnica indipendente, strutturato e autonomo rispetto ai soggetti che concentrano competenze e decisioni operative.</p>



<p>Questa configurazione diventa particolarmente critica perché <em>Millepiedi</em> non è un’opera standard.<br>È un intervento:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>sperimentale;</li>



<li>non replicato su larga scala;</li>



<li>costruito su una tecnologia “su misura”.</li>
</ul>



<p>In questi casi, il controllo pubblico non può essere solo procedurale. Deve essere sostanziale. Altrimenti il soggetto pubblico intermedio rischia di ridursi a una <strong>cerniera amministrativa</strong>, più che a un effettivo governo dell’intervento.</p>



<p>Il nodo delle responsabilità emerge con forza se si guarda agli scenari futuri.</p>



<p><em>Millepiedi</em> è finanziato con risorse PNRR. Se l’impianto non dovesse funzionare, se risultasse inutilizzabile, o se non producesse benefici concreti, il problema non sarebbe il fallimento tecnico in sé, ma il metodo con cui si è arrivati a realizzare l’opera.</p>



<p>Gli organi di controllo non chiederebbero “perché non ha funzionato”, ma:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>se i rischi erano noti ed esplicitati;</li>



<li>se le scelte erano adeguatamente istruite;</li>



<li>se il soggetto responsabile disponeva davvero dei presidi necessari per controllare un progetto di quella natura.</li>
</ul>



<p>In presenza di fondi vincolati e di possibili profili di danno erariale, la frammentazione delle responsabilità e l’assenza di un controllo tecnico pieno possono diventare elementi rilevanti.</p>



<p>Il ruolo del Parco incide anche sul metodo di affidamento. Spezzare un intervento unitario in segmenti distinti, attribuendo responsabilità diverse a soggetti diversi, influisce sulla qualificazione dell’appalto, sui requisiti richiesti agli operatori economici e sul livello effettivo di concorrenza garantito.</p>



<p>Un ente che, per statuto, promuove trasparenza, partecipazione e tutela dell’interesse pubblico ambientale si trova così a governare una parte decisiva di un’opera:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>che non utilizzerà direttamente;</li>



<li>su cui non esercita un controllo pieno del contesto infrastrutturale.</li>
</ul>



<p>Il PNRR impone rapidità. Ma la rapidità non può sostituire la chiarezza dei ruoli, né l’equilibrio delle responsabilità.</p>



<p>Il caso <em>Millepiedi</em> pone quindi una domanda che va oltre questo progetto e riguarda il metodo con cui si stanno realizzando le opere innovative finanziate con fondi europei:</p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>è sostenibile affidare a un soggetto pubblico “intermedio” la responsabilità amministrativa di un’opera sperimentale ad alta complessità, senza metterlo nelle condizioni di governarla fino in fondo?</strong> </p>
</blockquote>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>È una domanda istituzionale. Ed è una domanda che merita una risposta pubblica.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h4 class="wp-block-heading">Allegati:</h4>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-8a18a29b-3d53-4596-ad84-5b82fbe083ee" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/15-det_00086_31-01-2026.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">15 Determinazione n.86 del 31/01/2026</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/15-det_00086_31-01-2026.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-8a18a29b-3d53-4596-ad84-5b82fbe083ee">Download</a></div>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-7356da22-9e55-4efe-a633-e2184aeaf369" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/15a-convegno_aps_tinnura_2025_elencoabstract-2.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">15a Convegno aps tinnura 2025 elencoabstract-2</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/15a-convegno_aps_tinnura_2025_elencoabstract-2.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-7356da22-9e55-4efe-a633-e2184aeaf369">Download</a></div>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-4999b66a-146c-4272-abb2-88f1377cb00d" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/15b-parco-di-porto-conte-protagonista-giornate-europee-patrimonio.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">15b Parco di Porto Conte e le Giornate Europee del Patrimonio</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/15b-parco-di-porto-conte-protagonista-giornate-europee-patrimonio.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-4999b66a-146c-4272-abb2-88f1377cb00d">Download</a></div>
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		<item>
		<title>Università e scienza a supporto delle decisioni</title>
		<link>https://www.puntagigliolibera.org/news/millepiedi/universita-e-scienza-a-supporto-delle-decisioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 06:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Millepiedi]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto Millepiedi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.puntagigliolibera.org/?p=1307</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando un progetto tecnologico cresce e diventa più complesso, entra in scena un nuovo attore: la scienza. Università, enti di ricerca, protocolli di collaborazione. Nei documenti ufficiali il loro ruolo è studiare, analizzare e supportare le attività sperimentali. Anche nel percorso che porterà al progetto Millepiedi compaiono progressivamente questi soggetti. Il punto, però, non è [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando un progetto tecnologico cresce e diventa più complesso, entra in scena un nuovo attore: <strong>la scienza</strong>.</p>



<p>Università, enti di ricerca, protocolli di collaborazione. Nei documenti ufficiali il loro ruolo è studiare, analizzare e supportare le attività sperimentali.</p>



<p>Anche nel percorso che porterà al progetto Millepiedi compaiono progressivamente questi soggetti.</p>



<p>Il punto, però, non è soltanto la presenza delle istituzioni scientifiche, ma capire <strong>quando entrano in gioco e quale funzione svolgono realmente</strong>.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Università e scienza a supporto delle decisioni</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading">Quando il progetto comincia a complicarsi, entra in campo la scienza.</h3>



<p>Università, enti di ricerca, protocolli di collaborazione: nei documenti il loro ruolo è centrale. Servono a studiare, monitorare, validare. A garantire che ciò che si sta facendo non sia solo legittimo dal punto di vista amministrativo, ma anche fondato sul piano tecnico-scientifico.</p>



<p>Sulla carta, tutto torna.</p>



<p>Il Parco attiva collaborazioni con l’Università di Cagliari, con l’ENEA e con l’Università di Sassari. Gli accordi parlano di modellazione numerica, analisi del moto ondoso, supporto alla sperimentazione, valutazioni ambientali. Un lessico solido, rassicurante, autorevole.</p>



<p>Il problema è <strong>quando</strong> queste collaborazioni vengono attivate. E soprattutto <strong>a cosa</strong> servono, nei fatti.</p>



<p>Nel dicembre 2020 il Parco firma un accordo con il Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Chimica e dei Materiali dell’Università di Cagliari per supportare le attività sperimentali di una macchina sviluppata da GICA. Nei documenti si legge che la collaborazione è necessaria perché il Parco ha già attivato un rapporto con la società <strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/07-convenzionedimcm-asppc.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(7)</a></strong>.</p>



<p>Ma a quella data, l’affidamento a GICA non è ancora stato formalmente disposto <strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/08-contratto-gica-rep-n_01-2021.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(8)</a></strong>.</p>



<p>La collaborazione scientifica risulta avviata prima dell’adozione formale dell’atto di affidamento. Il supporto tecnico precede la decisione ufficiale.<br>Come se alcune scelte fossero già state delineate.</p>



<p>Non è un episodio isolato.</p>



<p>I pagamenti alle Università partono mentre i progetti sono ancora in fase di definizione. In alcuni casi i saldi <strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/12-det_00075_09-02-2023.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(12)</a></strong> vengono liquidati prima che i report finali siano consegnati <strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/13-assegno_di_ricerca_2023_report-millepiedi-oscurato002.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(13)</a></strong>. Un report scientifico, fondamentale per valutare l’efficacia delle attività svolte, arriva addirittura più di un anno dopo il pagamento completo.</p>



<p>Formalmente tutto è giustificato. Sostanzialmente, la sequenza si ribalta: prima si paga, poi si documenta.</p>



<p>Nel frattempo, i confini tra i progetti si fanno sempre più sfumati.<br>Le collaborazioni scientifiche vengono richiamate indifferentemente per <em>Waves4Water</em>, per il progetto GICA, per iniziative successive. Gli atti parlano di “messa a disposizione delle competenze maturate”, di continuità tra le esperienze, di trasferimento di risultati.</p>



<p>Ma dagli atti disponibili non emerge una documentazione sistematica dei risultati delle attività scientifiche:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>quali studi siano stati effettivamente prodotti;</li>



<li>a quale progetto afferiscano;</li>



<li>quali risultati concreti abbiano generato.</li>
</ul>



<p>Nel 2022 entra in scena anche l’Università di Sassari, con un protocollo d’intesa non oneroso. Anche qui, le parole sono ambiziose: transizione ecologica, decarbonizzazione, produzione di energia dal mare. Ma il protocollo non produce obblighi, né risultati verificabili. È una cornice, non un contenuto <strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/14-protocollo_dadu_parco_energiamarina1.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(14)</a></strong>.</p>



<p>A questo punto il quadro è chiaro.</p>



<p>Le collaborazioni scientifiche non sembrano guidare le scelte progettuali. Arrivano dopo, o accanto, per accompagnarle. Non decidono la rotta, ma la rendono più presentabile.</p>



<p>E il confronto con <em>Waves4Water</em> è inevitabile.</p>



<p>Nel progetto che arriva davvero in mare, la scienza è uno strumento di verifica.<br>Negli altri percorsi, diventa soprattutto una <strong>copertura tecnica</strong>: un linguaggio autorevole che giustifica cambi di scala, spostamenti di obiettivi, incrementi di spesa.</p>



<p>Alla fine resta una domanda semplice, che nei documenti non trova risposta:</p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>le Università servono a capire se un progetto funziona, o a dimostrare che era giusto farlo comunque?</strong></p>
</blockquote>



<div style="height:50px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h4 class="wp-block-heading">Allegati:</h4>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-05f21d9b-c63a-458f-aea1-746d3dd3f72f" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/07-convenzionedimcm-asppc.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">07 Convenzione DIMCM e Azienda Speciale Parco di Porto Conte</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/07-convenzionedimcm-asppc.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-05f21d9b-c63a-458f-aea1-746d3dd3f72f">Download</a></div>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-0d463bfd-c3d9-436d-a748-d509309206d9" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/08-contratto-gica-rep-n_01-2021.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">08 Contratto di appalto GICA rep-n_01-2021</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/08-contratto-gica-rep-n_01-2021.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-0d463bfd-c3d9-436d-a748-d509309206d9">Download</a></div>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-8906952d-54fb-4721-bbe9-ca4addaf6f7d" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/12-det_00075_09-02-2023.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">12 Determinazione n.75 del 09/02/2023</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/12-det_00075_09-02-2023.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-8906952d-54fb-4721-bbe9-ca4addaf6f7d">Download</a></div>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-78c2faa1-97cd-4f65-af13-ca17072f0180" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/13-assegno_di_ricerca_2023_report-millepiedi-oscurato002.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">13 assegno di ricerca 2023 report-millepiedi-oscurato(002)</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/13-assegno_di_ricerca_2023_report-millepiedi-oscurato002.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-78c2faa1-97cd-4f65-af13-ca17072f0180">Download</a></div>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-b1a61456-ca30-413f-aea9-522e83463b01" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/14-protocollo_dadu_parco_energiamarina1.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">14 protocollo dadu e parco energia marina (1)</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/14-protocollo_dadu_parco_energiamarina1.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-b1a61456-ca30-413f-aea9-522e83463b01">Download</a></div>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La macchina che arriva prima del progetto</title>
		<link>https://www.puntagigliolibera.org/news/millepiedi/la-macchina-che-arriva-prima-del-progetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 06:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Millepiedi]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto Millepiedi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.puntagigliolibera.org/?p=1285</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre il progetto Waves4Water segue il proprio percorso sperimentale, negli atti amministrativi del Parco comincia a comparire una seconda tecnologia. È in questo passaggio che entra in scena GICA – Gestioni Idrauliche, Chimiche e Ambientali Srl. All’inizio si tratta di un intervento di dimensioni molto ridotte, finanziato come attività di sperimentazione. Eppure proprio da questa [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Mentre il progetto Waves4Water segue il proprio percorso sperimentale, negli atti amministrativi del Parco comincia a comparire una seconda tecnologia.</p>



<p>È in questo passaggio che entra in scena <strong>GICA – Gestioni Idrauliche, Chimiche e Ambientali Srl</strong>.</p>



<p>All’inizio si tratta di un intervento di dimensioni molto ridotte, finanziato come attività di sperimentazione.</p>



<p>Eppure proprio da questa seconda traiettoria prenderà forma il percorso che porterà al progetto <strong>Millepiedi</strong> e al suo ingresso nel programma PNRR.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La macchina che arriva prima del progetto</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>GICA, il partenariato portuale e il salto mai certificato verso il PNRR</strong></h3>



<p>Quando entra in scena GICA, il finanziamento di 200.000 euro per l’implementazione del progetto Waves4Water cambia direzione.</p>



<p>Alla fine del 2020, mentre <em>Waves4Water</em> è ancora formalmente in corso, tra gare annullate e riassegnazioni, il Parco avvia una nuova procedura. Non una gara pubblica, ma un affidamento diretto per la realizzazione di un’ulteriore macchina destinata a produrre energia dal moto ondoso. L’importo è contenuto: poco più di 72 mila euro. Il ribasso è simbolico: lo 0,15 per cento.</p>



<p>La società scelta è GICA – Gestioni Idrauliche, Chimiche e Ambientali Srl. Una realtà dai fatturati modesti, dichiarati per anni attorno ai 27 mila euro annui, che porta però con sé un elemento decisivo: un brevetto europeo per una macchina capace di sfruttare l’energia delle onde <strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/06-attestato_concessione_brevetto.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(6)</a></strong>.</p>



<p>È quel brevetto a diventare il perno dell’intera operazione.</p>



<p>Pochi giorni dopo l’affidamento, il Parco attiva una collaborazione scientifica con l’Università di Cagliari <strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/07-convenzionedimcm-asppc.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(7)</a></strong>. Nei documenti ufficiali si legge che l’accordo serve a supportare le attività sperimentali svolte da GICA. Ma c’è un dettaglio che pesa: alla data di firma dell’accordo universitario, l’affidamento alla società non risulta ancora formalmente adottato <strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/08-contratto-gica-rep-n_01-2021.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(8)</a></strong>.</p>



<p>In pratica, l’Università viene chiamata a collaborare su una macchina che, dal punto di vista amministrativo, non esiste ancora.</p>



<p>È un dettaglio tecnico, ma rivela molto del clima in cui si muove il progetto: la sequenza degli atti amministrativi appare successiva ad alcune scelte progettuali già delineate. Il cronoprogramma è ambizioso. Due mesi per la progettazione esecutiva, sei mesi per la costruzione e i test in laboratorio, altri quattro mesi per la sperimentazione in mare. In poco più di un anno, la macchina dovrebbe essere pronta, collaudata e funzionante.</p>



<p>Ma quando GICA trasmette il documento chiamato “Relazione e Progetto Esecutivo”, il contenuto è sorprendentemente scarno. Non ci sono disegni di dettaglio, computi metrici, specifiche costruttive. Il testo si limita a dichiarare che la macchina sarà conforme a quanto descritto nella domanda di brevetto <strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/09-progetto-esecutivo.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(9)</a></strong>.</p>



<p>Un brevetto, però, non è un progetto esecutivo. Serve a tutelare un’idea, non a costruire un impianto.</p>



<p>Nonostante questo, i pagamenti partono. Prima un’anticipazione del 30 per cento, poi un ulteriore 50 per cento. Nel frattempo viene autorizzata anche la sperimentazione in situ, individuando come sede il porto industriale di Porto Torres <strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/10-det_00240_28-04-2021.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(10)</a></strong>. Un contesto completamente diverso da quello del Parco naturale per cui il progetto era nato.</p>



<p>È qui che avviene il passaggio decisivo.</p>



<p>La sperimentazione non resta confinata a un test tecnico, ma viene progressivamente <strong>incardinata in un partenariato istituzionale</strong> con l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna. Il porto non è più solo il luogo della prova: diventa l’orizzonte finale del progetto.</p>



<p>È in questo passaggio che entra in gioco il <strong>programma Green Ports</strong>, finanziato dal PNRR (<strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/11-greenports_avviso_prot_91236.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">11</a></strong> e <strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/11a-greenports_ai_03_millepiedi.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">11a</a></strong>).</p>



<p>Il progetto GICA viene progressivamente ricollocato all’interno della strategia nazionale di decarbonizzazione dei porti. Non più un esperimento per alimentare strutture isolate del Parco, ma una tecnologia potenzialmente replicabile in ambito portuale, funzionale agli obiettivi del PNRR: transizione energetica, riduzione delle emissioni, innovazione infrastrutturale.</p>



<p>La scala cambia radicalmente. Dai 70–80 mila euro iniziali si passa a milioni.<br>Da una sperimentazione leggera a un impianto strutturalmente integrato in una diga foranea.<br>Dal Parco come destinatario finale a un partenariato pubblico–istituzionale con il sistema portuale.</p>



<p>Nel frattempo, <em>Waves4Water</em> segue un’altra traiettoria. Viene installato, entra in mare, avvia la sperimentazione. Produce dati, richiede manutenzione, diventa un oggetto fisico. La macchina sviluppata da GICA, invece, continua a vivere soprattutto negli atti: proroghe, nuovi accordi, estensioni progettuali.</p>



<p>La natura del progetto GICA, del resto, è diversa fin dall’origine.</p>



<p>Nel 2019 la Regione Sardegna finanzia quella tecnologia esplicitamente come <strong>ricerca e sperimentazione</strong>, non come opera industriale né come infrastruttura energetica. Le prove sono condotte prevalentemente in laboratorio, in condizioni simulate. I risultati vengono definiti “promettenti”, ma sempre all’interno di un perimetro sperimentale.</p>



<p>Nessun atto parla di funzionamento industriale. Nessun atto certifica che la tecnologia sia pronta.</p>



<p>Anche il ruolo dell’Università di Cagliari resta confinato a un supporto scientifico: modellazione teorica, simulazioni numeriche, analisi dei risultati. Non è previsto alcun collaudo tecnico-funzionale. L’Università non certifica l’idoneità industriale della macchina, né si assume responsabilità sul suo funzionamento in esercizio reale.</p>



<p>Questo punto non cambierà mai.</p>



<p>Eppure, con l’ingresso del partenariato portuale e del PNRR, la tecnologia GICA viene progressivamente <strong>assunta come matura per definizione</strong>. Quando il progetto <em>Millepiedi</em> entra ufficialmente nel programma Green Ports, la macchina viene descritta come “prima applicazione industriale di una soluzione innovativa”. Il costo complessivo supera i 3,8 milioni di euro.</p>



<p>La dimensione economica del progetto aumenta significativamente, da sperimentazione regionale a infrastruttura finanziata con fondi europei.</p>



<p>Ma negli atti precedenti non emerge alcuna certificazione indipendente che attesti il passaggio dalla ricerca all’uso industriale. Non c’è un collaudo, non c’è una valutazione di maturità tecnologica, non c’è un confronto competitivo con soluzioni alternative, nemmeno con <em>Waves4Water</em>, che nel frattempo è stato installato e avviato in mare.</p>



<p>Anche la valutazione finale avviene senza competenze specialistiche dirette sulla tecnologia oggetto dell’investimento. Nessuno è chiamato formalmente a dire se la macchina sia davvero pronta.</p>



<p>Alla fine, il quadro è nitido.</p>



<p>La tecnologia GICA cresce per <strong>accumulazione di partenariati, atti e programmi</strong>, non per una verifica conclusiva.<br>Il PNRR non certifica la maturità tecnologica: <strong>la presuppone</strong>.</p>



<p>E la domanda che resta non è polemica, ma strutturale:</p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong><em>quando una sperimentazione entra in un partenariato PNRR, chi certifica davvero che sia pronta a diventare opera pubblica?</em></strong></p>
</blockquote>



<div style="height:50px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h4 class="wp-block-heading">Allegati:</h4>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-39d1e468-8ac7-47b4-8209-47b8c981a3a2" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/06-attestato_concessione_brevetto.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">06 Attestato concessione brevetto</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/06-attestato_concessione_brevetto.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-39d1e468-8ac7-47b4-8209-47b8c981a3a2">Download</a></div>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-0bada120-deea-40eb-9cca-4a14e9e8cf57" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/07-convenzionedimcm-asppc.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">07 Convenzione DIMCM e Azienda Speciale Parco di Porto Conte</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/07-convenzionedimcm-asppc.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-0bada120-deea-40eb-9cca-4a14e9e8cf57">Download</a></div>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-f4e3af80-3a9b-46d0-99dc-0328dc6cdb10" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/08-contratto-gica-rep-n_01-2021.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">08 Contratto di appalto GICA rep-n_01-2021</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/08-contratto-gica-rep-n_01-2021.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-f4e3af80-3a9b-46d0-99dc-0328dc6cdb10">Download</a></div>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-619f35a7-1508-4ca7-8003-037bac8f2c69" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/09-progetto-esecutivo.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">09 Progetto esecutivo</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/09-progetto-esecutivo.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-619f35a7-1508-4ca7-8003-037bac8f2c69">Download</a></div>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-e218b194-2fc1-4a9f-9e78-1642159b0b90" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/10-det_00240_28-04-2021.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">10 Determinazione n. 240 del 28/04/2021</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/10-det_00240_28-04-2021.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-e218b194-2fc1-4a9f-9e78-1642159b0b90">Download</a></div>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-53b7f981-8af8-4c37-a222-3e65db071bfb" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/11-greenports_avviso_prot_91236.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">11 Greenports avviso prot. 91236</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/11-greenports_avviso_prot_91236.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-53b7f981-8af8-4c37-a222-3e65db071bfb">Download</a></div>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-0dfd2193-53a3-46af-b5da-285f9acb766c" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/11a-greenports_ai_03_millepiedi.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">11a Greenports ai 03_millepiedi</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/11a-greenports_ai_03_millepiedi.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-0dfd2193-53a3-46af-b5da-285f9acb766c">Download</a></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Waves4Water</title>
		<link>https://www.puntagigliolibera.org/news/millepiedi/waves4water/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Millepiedi]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto Millepiedi]]></category>
		<category><![CDATA[Waves4Water]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.puntagigliolibera.org/?p=1257</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel luglio 2023, al largo della costa di Porto Conte, viene installato un dispositivo capace di produrre energia dal moto ondoso. È l’apparato WEPA, sviluppato dalla società Waves for Energy, spin-off del Politecnico di Torino. L’impianto nasce all’interno del progetto Waves4Water, una sperimentazione energetica promossa dal Parco per alimentare con energia rinnovabile le strutture isolate [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel <strong>luglio 2023</strong>, al largo della costa di Porto Conte, viene installato un dispositivo capace di produrre energia dal moto ondoso.</p>



<p>È l’apparato <strong>WEPA</strong>, sviluppato dalla società Waves for Energy, spin-off del Politecnico di Torino.</p>



<p>L’impianto nasce all’interno del progetto <strong>Waves4Water</strong>, una sperimentazione energetica promossa dal Parco per alimentare con energia rinnovabile le strutture isolate dell’area protetta.</p>



<p>È da questa esperienza concreta che comincia il percorso che porterà, negli anni successivi, alla vicenda del progetto <strong>Millepiedi</strong>.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Waves4Water, il progetto che arriva in mare</strong></h2>



<p>Il progetto <strong>Waves4Water</strong> nasce con l’obiettivo di usare il moto ondoso per produrre energia elettrica e, grazie a quella stessa energia, dissalare l’acqua di mare.</p>



<p>Un progetto pensato per il <strong>Parco di Porto Conte</strong>: strutture isolate, punti informativi lontani dalla rete elettrica e aziende agricole che operano all’interno dell’area protetta.</p>



<p>Il nome è Waves4Water.</p>



<p>Il finanziamento è chiaro: poco meno di <strong>500 mila euro</strong>, approvati dalla Regione Sardegna nell’ambito di un bando dedicato all’innovazione nella pubblica amministrazione. L’obiettivo non è industriale, non è portuale, non è su larga scala. È sperimentale, locale, circoscritto.</p>



<p>Ma questo non è l’unico finanziamento. Con <strong>delibera regionale 6/40 del 5 febbraio 2019</strong>, al Parco vengono assegnati ulteriori <strong>200.000 euro</strong> come supporto per l’implementazione del progetto<strong> <a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/01-delibera-6-40-del-05-02-2019.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(1)</a></strong>.</p>



<p>Il percorso di Waves4Water, però, non è lineare.</p>



<p>La prima gara va deserta. La seconda si chiude, poi viene rimessa in discussione. Commissioni, ricorsi, pareri legali. Il progetto resta sospeso mentre il tempo passa.</p>



<p>Alla fine, dopo l’esclusione del primo aggiudicatario per incompatibilità, l’appalto viene affidato a <strong>Wave for Energy</strong>, società collegata all’ambito di ricerca del <strong>Politecnico di Torino</strong>.</p>



<p>Qui succede qualcosa di rilevante: nonostante gli inciampi procedurali <strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/02-progetto-Waves4Water.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(2)</a></strong>, Waves4Water resta ancorato alla sua funzione originaria. Non cambia destinatario, non cambia luogo, non cambia scala.</p>



<p>Il progetto <strong>resta coerente con l’obiettivo per cui era nato</strong>.</p>



<p>Nel 2022 arriva il via libera definitivo. Viene approvato lo studio preliminare ambientale, vengono scanditi gli stati di avanzamento lavori, partono i pagamenti legati a progettazione, realizzazione, test e sperimentazione in campo.</p>



<p>E poi, finalmente, il progetto esce dalle carte.</p>



<p>Nel <strong>luglio 2023</strong> il Parco annuncia l’installazione dell’apparato <strong>WEPA</strong>, il dispositivo sviluppato da Wave for Energy. La macchina viene posata in mare e avviata alla sperimentazione.</p>



<p>La notizia finisce sui siti istituzionali e sui giornali locali <strong><a href="https://www.algheroparks.it/news-e-eventi/posts/2023/july/entra-nel-vivo-il-progetto-waves4water-installato-nel-mare-di-alghero-il-sistema-innovativo-wepa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(3)</a></strong> <strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/03-articolo-del-parco.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PDF</a></strong>. C’è anche un’ordinanza della <strong>Guardia Costiera</strong> che interdice la navigazione attorno all’impianto: un segnale inequivocabile che qualcosa, lì fuori, esiste davvero <strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/04-ord_42-29-luglio-2023-progetto-waves4water-boa-sperimentale-wepa.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(4)</a></strong>.</p>



<p>Non è un rendering.<br>Non è una promessa.<br>È una struttura fisica, installata, monitorata.</p>



<p>Da quel momento, <strong>Waves4Water diventa l’unico progetto di produzione di energia dal moto ondoso del Parco per cui esistono evidenze concrete di messa in opera e avvio delle attività sperimentali.</strong></p>



<p>Eppure, mentre questo accade, il progetto scompare progressivamente dal centro della scena.</p>



<p>Negli atti successivi Waves4Water continua a esistere: manutenzioni, supporto tecnico, liquidazioni, monitoraggi. Ma non è più il perno narrativo. Attorno a lui si sviluppano <a href="#nuove_iniziative">nuove iniziative (5)</a>, nuovi accordi, nuove prospettive, spesso molto più ambiziose dal punto di vista finanziario.</p>



<p>Il paradosso è tutto qui.</p>



<p>Il progetto che funziona, che arriva in mare, che rispetta — pur tra molte difficoltà — l’idea originaria del Parco, resta confinato a una dimensione sperimentale.</p>



<p>Quello che invece cambia scala, linguaggio e destinatari è un altro percorso, che nasce in parallelo e cresce negli anni fino a valere milioni.</p>



<p>Per capire come e perché questo accade, bisogna guardare a ciò che succede dopo.</p>



<p>E soprattutto, <strong>a chi entra in gioco quando il progetto smette di essere solo del Parco.</strong></p>



<h4 class="wp-block-heading">Allegati:</h4>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-32dbcd67-cf44-46c0-b80a-38decf4008f3" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/01-delibera-6-40-del-05-02-2019.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">DELIBERAZIONE N. 6/40 DEL 5.02.2019</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/01-delibera-6-40-del-05-02-2019.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-32dbcd67-cf44-46c0-b80a-38decf4008f3">Download</a></div>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-4b578263-a575-4d8e-8925-8b59d03182c0" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/02-progetto-Waves4Water.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Progetto Waves4Water</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/02-progetto-Waves4Water.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-4b578263-a575-4d8e-8925-8b59d03182c0">Download</a></div>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-fb13b871-7398-45c1-a95e-b877d969ef0e" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/03-articolo-del-parco.pdf">Entra nel vivo il progetto Waves4Water</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/03-articolo-del-parco.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-fb13b871-7398-45c1-a95e-b877d969ef0e">Download</a></div>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-f3b7bcd9-fe3f-48f4-a6cf-d17076d7de93" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/04-ord_42-29-luglio-2023-progetto-waves4water-boa-sperimentale-wepa.pdf">Ordinanza n.42 – 29 luglio 2023 Progetto Waves4Water &#8211; boa sperimentale WEPA</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/04-ord_42-29-luglio-2023-progetto-waves4water-boa-sperimentale-wepa.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-f3b7bcd9-fe3f-48f4-a6cf-d17076d7de93">Download</a></div>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading" id="nuove_iniziative"><strong>In continuità con Waves4Water: Politecnico di Torino e ISWEC Adriatico.</strong></h3>



<p>ISWEC Adriatico <strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/a-ISWECAdriatico.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(a)</a></strong>, un dispositivo per la produzione di energia elettrica dal moto ondoso sviluppato dal Politecnico di Torino. Dopo un inquadramento della risorsa ondosa nel Mediterraneo, basato su studi scientifici (Sannino e Carillo, 2013), viene evidenziato il potenziale energetico lungo la costa occidentale della Sardegna, con mappe di profondità, potenza media annua e produzione stimata.</p>



<p>ISWEC (Inertial Sea Wave Energy Converter) è un sistema galleggiante multi-direzionale che converte il moto ondoso in energia tramite un meccanismo inerziale interno, con tutte le parti in movimento protette dall’ambiente marino. Il dispositivo ha una massa di 65 tonnellate, dimensioni di 10 × 5 × 3 metri e una potenza installata di 52 kW.</p>



<p>Tra i principali punti di forza vengono indicati il basso impatto ambientale, l’assenza di emissioni di gas serra, l’impatto paesaggistico trascurabile e la protezione dei componenti meccanici dal contatto diretto con l’acqua. Il documento si configura come una presentazione tecnico–scientifica orientata a descrivere potenziale energetico, caratteristiche costruttive e vantaggi ambientali del sistema.</p>



<p>Con la Delibera n. 76 del 7 dicembre 2022<strong><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/b-delibera-76-del-07-12-2022-politecnico-torino.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> (b)</a></strong> il Consiglio direttivo del Parco approva, quale atto di indirizzo, la proposta di collaborazione avanzata dal Politecnico di Torino in materia di produzione di energia dal moto ondoso. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle attività già avviate dall’Ente Parco sui temi della sostenibilità ambientale e dell’energia rinnovabile marina, tra cui il progetto Waves4Water e ulteriori programmi di ricerca finanziati dalla Regione Sardegna e da Sardegna Ricerche.</p>



<p>La collaborazione proposta rientra in una linea progettuale legata a un’infrastruttura di innovazione finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), con capofila l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e il Politecnico di Torino come partner. Il progetto prevede un finanziamento di circa 2 milioni di euro, integrabile con investimenti privati, e contempla la realizzazione di un laboratorio in mare mediante installazione di un prototipo per la produzione di energia dalle onde, nonché il ripristino di uno spazio a terra destinato ad attività di ricerca. Con la delibera, il Consiglio Direttivo riconosce la coerenza dell’iniziativa <strong>con le finalità istituzionali dell’Ente, conferisce mandato alla Direzione generale per gli atti conseguenti e dispone la pubblicazione e l’immediata esecutività del provvedimento.</strong></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="384" src="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/ISWEC-inertial-sea-wave-energy-converter-1024x384.jpg" alt="ISWEC - Inertial Sea Wave Energy Converter" class="wp-image-1273" srcset="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/ISWEC-inertial-sea-wave-energy-converter-1024x384.jpg 1024w, https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/ISWEC-inertial-sea-wave-energy-converter-980x368.jpg 980w, https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/ISWEC-inertial-sea-wave-energy-converter-480x180.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p><strong>Fonte immagini</strong>: <a href="https://archivio-poliflash.polito.it/ricerca_e_innovazione/energia_dalle_onde_del_mare_il_presidente_conte_inaugura_il_primo_impianto_a_ravenna" target="_blank" rel="noreferrer noopener">archivio-poliflash.polito.it</a></p>



<h4 class="wp-block-heading">Allegati:</h4>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-ffccad80-be11-45b4-8dfc-b1e389fb31f7" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/a-ISWECAdriatico.pdf">ISWEC Adriatico</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/a-ISWECAdriatico.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-ffccad80-be11-45b4-8dfc-b1e389fb31f7">Download</a></div>



<div class="wp-block-file"><a id="wp-block-file--media-b110d867-482c-4600-af0b-18c49c2419f7" href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/b-delibera-76-del-07-12-2022-politecnico-torino.pdf">Delibera del Consiglio Direttivo n.76 del 07.12.2022</a><a href="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/b-delibera-76-del-07-12-2022-politecnico-torino.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-b110d867-482c-4600-af0b-18c49c2419f7">Download</a></div>
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		<title>Millepiedi</title>
		<link>https://www.puntagigliolibera.org/news/millepiedi/millepiedi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Millepiedi]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto Millepiedi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.puntagigliolibera.org/?p=1254</guid>

					<description><![CDATA[<p>Anatomia di un progetto PNRR Il progetto Millepiedi nasce nel contesto delle iniziative legate alla transizione energetica e alla produzione di energia rinnovabile dal mare. L’intervento è promosso dal Parco Naturale Regionale di Porto Conte, che assume il ruolo di soggetto attuatore nelle procedure amministrative legate alla realizzazione dell’impianto. Nel corso degli anni il progetto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Anatomia di un progetto PNRR</strong></h2>



<p>Il progetto <strong>Millepiedi</strong> nasce nel contesto delle iniziative legate alla transizione energetica e alla produzione di energia rinnovabile dal mare.</p>



<p>L’intervento è promosso dal <strong>Parco Naturale Regionale di Porto Conte</strong>, che assume il ruolo di soggetto attuatore nelle procedure amministrative legate alla realizzazione dell’impianto.</p>



<p>Nel corso degli anni il progetto viene progressivamente inserito nel programma <strong>PNRR – Green Ports</strong>, destinato alla decarbonizzazione delle infrastrutture portuali e allo sviluppo di tecnologie energetiche innovative.</p>



<p>Si tratta di un intervento complesso, che coinvolge soggetti pubblici, enti di ricerca e operatori privati.</p>



<p>Ricostruire il percorso che ha portato alla nascita e allo sviluppo del progetto Millepiedi significa quindi analizzare non solo una tecnologia o un singolo intervento infrastrutturale, ma il modo in cui innovazione, politiche pubbliche e responsabilità amministrative si intrecciano nella gestione delle risorse del PNRR.</p>



<p>Da qui nasce questa ricostruzione.</p>



<p>Parliamo quindi di un intervento pubblico sostenuto da fondi europei e collocato in un quadro strategico nazionale. Progetti di questa natura, per dimensione economica e rilievo istituzionale, richiedono chiarezza sugli obiettivi, sui percorsi amministrativi e sui risultati attesi.</p>



<p>La pubblicazione avrà cadenza <strong>bisettimanale</strong>. Non per ragioni editoriali, ma per <strong>ricostruire con ordine</strong> un percorso progettuale complesso, distinguendo le diverse fasi amministrative e tecniche che lo compongono.</p>



<p>Il progetto Millepiedi si colloca all’interno di una rete articolata di soggetti pubblici, enti di ricerca e operatori privati.</p>



<p>Tra questi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>enti pubblici</li>



<li>università e centri di ricerca</li>



<li>società private</li>



<li>figure tecniche e amministrative coinvolte nei procedimenti</li>
</ul>



<p>Ricostruire il ruolo di ciascun attore è parte essenziale di questo lavoro.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il quadro normativo</strong></h2>



<p>Il contesto istituzionale di riferimento è quello delle <strong>aree naturali protette</strong>, disciplinato dalla <strong>Legge 6 dicembre 1991 n. 394</strong>.</p>



<p>La legge individua tra le finalità fondamentali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la conservazione degli habitat naturali</li>



<li>la tutela degli equilibri ecologici</li>



<li>la salvaguardia del paesaggio</li>



<li>la promozione di attività compatibili con questi obiettivi.</li>
</ul>



<p>Sono questi i parametri entro cui si colloca l’azione degli enti gestori delle aree protette.</p>



<p>Nel caso del progetto Millepiedi, però, dagli atti disponibili emerge un elemento che merita attenzione.</p>



<p>L’intervento è localizzato <strong>presso la diga foranea del porto industriale di Porto Torres</strong>, quindi al di fuori del territorio del Parco e non direttamente destinato alle strutture dell’area protetta.</p>



<p>Questo dato non implica automaticamente una valutazione di illegittimità.<br>E non esprime un giudizio sull’innovazione tecnologica in sé.</p>



<p>Ma pone una domanda di coerenza.</p>



<p>Qual è la relazione tra:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>mandato istituzionale dell’ente</li>



<li>impiego di risorse pubbliche</li>



<li>benefici ambientali effettivamente riferibili al territorio tutelato?</li>
</ul>



<p>Quando le risorse sono pubbliche — e provengono dal PNRR — questa relazione diventa un parametro essenziale di buona amministrazione.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Due percorsi che si incontrano</strong></h2>



<p>Per comprendere il progetto Millepiedi bisogna guardare a ciò che accade negli anni precedenti.</p>



<p>Negli atti amministrativi emergono infatti <strong>due traiettorie progettuali</strong>.</p>



<p>La prima è il progetto <strong>Waves4Water</strong>, nato come sperimentazione locale e arrivato fino all’installazione in mare.</p>



<p>La seconda è il percorso tecnologico sviluppato attorno alla tecnologia <strong>GICA</strong>, inizialmente sostenuto come attività di ricerca e successivamente ricollocato in un’infrastruttura di scala molto più ampia.</p>



<p>È dall’incontro — e dalla progressiva sovrapposizione — di questi due percorsi che prende forma il progetto Millepiedi.</p>



<p>Il nodo centrale non riguarda l’innovazione tecnologica in sé.</p>



<p>Riguarda <strong>il metodo con cui l’innovazione pubblica passa dalla sperimentazione alla realizzazione di opere finanziate con fondi europei</strong>.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come leggere questa serie</strong></h2>



<p>Questa è la <strong>prima parte</strong> di una ricostruzione più ampia.</p>



<p>Nei prossimi articoli verranno analizzati:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>il progetto Waves4Water</li>



<li>l’ingresso della tecnologia GICA</li>



<li>il ruolo delle università</li>



<li>la posizione del Parco di Porto Conte</li>



<li>il sistema dei controlli PNRR</li>



<li>la qualificazione dell’appalto</li>



<li>le questioni di coerenza istituzionale emerse dagli atti.</li>
</ul>



<p>Solo alla fine dell’intero percorso sarà possibile valutare il quadro complessivo.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un invito alla lettura</strong></h2>



<p>Questo lavoro non formula giudizi anticipati né attribuisce responsabilità personali.</p>



<p>Si limita a ricostruire, sulla base degli atti disponibili, un percorso amministrativo e tecnico che ha coinvolto:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>il <strong>Parco Naturale Regionale di Porto Conte</strong></li>



<li>l’<strong>Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna</strong></li>



<li>la <strong>Regione Sardegna</strong></li>



<li>il <strong>Comune di Alghero</strong></li>



<li>le <strong>Università di Cagliari e Sassari</strong></li>



<li><strong>ENEA</strong></li>



<li><strong>soggetti privati e strutture tecniche coinvolte nei procedimenti</strong>.</li>
</ul>



<p>L’obiettivo è portare all’attenzione soprattutto <strong>un metodo</strong>.</p>



<p>Quando l’innovazione pubblica accelera — e quando sono in gioco risorse europee — la distribuzione delle responsabilità, la chiarezza dei ruoli e l’adeguatezza dei controlli diventano elementi decisivi.</p>



<p>Il caso Millepiedi può quindi essere letto non solo come una vicenda locale, ma come un esempio delle tensioni che possono emergere quando l’innovazione procede più rapidamente delle strutture chiamate a governarla.</p>



<p>Per comprendere davvero il percorso che porta al progetto Millepiedi, però, bisogna tornare indietro di qualche anno.</p>



<p>Prima del PNRR, prima delle strategie portuali e dei finanziamenti milionari, il Parco di Porto Conte aveva già avviato una sperimentazione energetica legata al mare.</p>



<p>Si chiamava <strong>Waves4Water</strong>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quando un parco rischia di perdere la sua identità</title>
		<link>https://www.puntagigliolibera.org/news/rassegna-stampa/quando-un-parco-rischia-di-perdere-la-sua-identita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Bilancio 2026-2028 del parco di Porto Conte]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.puntagigliolibera.org/?p=1242</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il confronto con Asinara e Molentargius mostra modelli diversi di gestione delle aree protette. La legge quadro sulle aree protette del 1991 stabilisce un principio molto semplice: i parchi naturali nascono per proteggere la natura. La conservazione degli ecosistemi e della biodiversità deve essere la loro funzione principale. Tutte le altre attività – turismo, valorizzazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.puntagigliolibera.org/news/rassegna-stampa/quando-un-parco-rischia-di-perdere-la-sua-identita/">Quando un parco rischia di perdere la sua identità</a> proviene da <a href="https://www.puntagigliolibera.org">APS Punta Giglio Libera</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il confronto con Asinara e Molentargius mostra modelli diversi di gestione delle aree protette.</strong></h2>



<p>La legge quadro sulle aree protette del 1991 stabilisce un principio molto semplice: i parchi naturali nascono per proteggere la natura. La conservazione degli ecosistemi e della biodiversità deve essere la loro funzione principale.</p>



<p>Tutte le altre attività – turismo, valorizzazione del territorio, iniziative economiche – possono esistere, ma devono restare compatibili con questo obiettivo.</p>



<p>Il confronto tra tre realtà sarde aiuta a capire quanto questo equilibrio sia delicato: il Parco Nazionale dell’Asinara, il Parco di Molentargius-Saline e il Parco di Porto Conte.</p>



<p>L’Asinara rappresenta probabilmente il modello più vicino allo spirito originario della legge del 1991. Il parco mantiene una struttura autonoma e una missione chiaramente centrata sulla conservazione degli ecosistemi. Il turismo è presente ma fortemente regolato.</p>



<p>Molentargius è un caso diverso. Inserito in un contesto urbano complesso, ha sviluppato una forte identità legata alla tutela delle zone umide e alla gestione di un ecosistema fragile nel cuore dell’area metropolitana di Cagliari.</p>



<p>Porto Conte, invece, rappresenta un modello ancora diverso. Il parco è sempre più coinvolto nelle dinamiche territoriali e nei progetti di valorizzazione del territorio in chiave turistica. In questo contesto l’ente svolge anche un ruolo operativo nelle politiche locali di sviluppo sostenibile.</p>



<p>Questa evoluzione non è necessariamente negativa. I parchi possono contribuire allo sviluppo di economie locali sostenibili e alla diffusione della cultura ambientale.</p>



<p>Il rischio emerge quando questo equilibrio si modifica.</p>



<p>Quando la sostenibilità economica dell’ente dipende sempre più dalla capacità di attrarre finanziamenti, sviluppare servizi o promuovere attività turistiche, la natura rischia di diventare una risorsa economica funzionale alla gestione del parco.</p>



<p>Il confronto con Asinara e Molentargius rende evidente una questione di identità. In quei parchi la tutela ambientale rimane il criterio principale che orienta le scelte di gestione.</p>



<p>Nel caso di Porto Conte, invece, la crescente integrazione con le politiche territoriali rischia di modificare progressivamente questo equilibrio.</p>



<p>Il problema non riguarda la legittimità delle singole iniziative, ma la direzione complessiva della gestione del parco.</p>



<p>La legge del 1991 aveva un obiettivo preciso: garantire che le aree protette fossero prima di tutto strumenti di conservazione della natura.</p>



<p>Oggi la sfida è evitare che diventino soltanto un altro strumento di sviluppo territoriale.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/asinara-1024x576.jpg" alt="Isola dell'Asinara" class="wp-image-1235" srcset="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/asinara-980x551.jpg 980w, https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/asinara-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/molentargius-1024x576.jpg" alt="Parco di Molentargius" class="wp-image-1233" srcset="https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/molentargius-980x551.jpg 980w, https://www.puntagigliolibera.org/wp-content/uploads/2026/03/molentargius-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p><strong>Fonte immagini</strong>: <a href="https://www.turismoitalianews.it/images/stories/sardegna/ParcoNaturaleMolentargiusSaline_03.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">turismoitalianews.it</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.puntagigliolibera.org/news/rassegna-stampa/quando-un-parco-rischia-di-perdere-la-sua-identita/">Quando un parco rischia di perdere la sua identità</a> proviene da <a href="https://www.puntagigliolibera.org">APS Punta Giglio Libera</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Parco di Porto Conte tra tutela e gestione economica</title>
		<link>https://www.puntagigliolibera.org/news/rassegna-stampa/il-parco-di-porto-conte-tra-tutela-e-gestione-economica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 17:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Bilancio 2026-2028 del parco di Porto Conte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il futuro del Parco di Porto Conte Il Parco di Porto Conte tra tutela e gestione economica: una lettura critica del bilancio previsionale 2026-2028 Bilancio del Parco di Porto Conte: conti in equilibrio ma risorse limitate per la tutela Nel precedente articolo abbiamo analizzato il bilancio previsionale 2026–2028 del Parco di Porto Conte, evidenziando come [&#8230;]</p>
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<p>Il futuro del Parco di Porto Conte</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il Parco di Porto Conte tra tutela e gestione economica: una lettura critica del bilancio previsionale 2026-2028</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Bilancio del Parco di Porto Conte: conti in equilibrio ma risorse limitate per la tutela</strong></h3>



<p>Nel precedente articolo abbiamo analizzato il bilancio previsionale 2026–2028 del Parco di Porto Conte, evidenziando come l’equilibrio finanziario dell’ente dipenda in parte da progetti finanziati e attività di valorizzazione del territorio.</p>



<p>A partire da questi dati contabili emerge però una questione più ampia, che riguarda non solo i conti dell’ente ma il modello stesso di gestione dell’area protetta.</p>



<p>Dopo una prima lettura del bilancio previsionale 2026–2028 del Parco di Porto Conte, emerge una questione più ampia che riguarda non solo i conti dell’ente, ma il modello stesso di gestione dell’area protetta. Dietro i numeri del bilancio si intravede infatti un equilibrio delicato tra due esigenze difficili da conciliare: la tutela della natura e la sostenibilità economica della gestione. Per comprendere il significato di questo bilancio è utile partire dal quadro normativo di riferimento.&nbsp;</p>



<p>La Legge 6 dicembre 1991 n. 394 stabilisce che la finalità primaria dei parchi naturali è la conservazione degli ecosistemi, della biodiversità e del paesaggio. Tutte le altre attività — dalla fruizione turistica allo sviluppo economico locale — devono essere compatibili e subordinate a questo obiettivo.</p>



<p>Alla luce di questo principio, la lettura dei documenti di programmazione del Parco di Porto Conte solleva alcune domande che riguardano non solo la gestione amministrativa dell’ente, ma il modello stesso di area protetta che si sta costruendo nel territorio.</p>



<p>Il primo elemento che emerge è l’assenza del principale strumento di pianificazione previsto dalla normativa: il Piano del Parco. Dopo molti anni dalla sua istituzione, il Parco di Porto Conte non dispone ancora di questo strumento fondamentale, che dovrebbe definire con chiarezza le regole di tutela, i limiti alla fruizione e gli indirizzi per la gestione del territorio. Gli stessi documenti dell’ente riconoscono che questa mancanza rende più difficile l’azione di tutela ambientale e il riconoscimento delle prerogative del Parco da parte degli altri soggetti pubblici e privati che operano nel territorio.&nbsp;</p>



<p>In assenza di un Piano del Parco, le scelte strategiche sul futuro dell’area protetta finiscono inevitabilmente per emergere attraverso altri strumenti: il piano delle attività, i progetti finanziati e soprattutto il bilancio.</p>



<p>Ed è proprio leggendo il bilancio che appare con chiarezza una seconda questione centrale: la fragilità dell’equilibrio economico della gestione ordinaria. Il Piano delle attività evidenzia infatti l’esistenza di uno squilibrio ormai strutturale tra le spese di gestione del Parco e le entrate ordinarie disponibili. I contributi pubblici erogati dalla Regione Sardegna e dal Ministero dell’Ambiente non sono più sufficienti a coprire i costi della gestione del Parco e dell’Area Marina Protetta. Per mantenere l’equilibrio del bilancio l’ente deve quindi ricorrere a entrate derivanti dalla fruizione del territorio, alla partecipazione a progetti finanziati e a contributi straordinari temporanei.&nbsp;</p>



<p>Questo dato economico non è neutro. Quando un ente pubblico deve cercare risorse per garantire la propria sostenibilità finanziaria, le sue priorità inevitabilmente cambiano. Nel caso del Parco di Porto Conte ciò si traduce in una crescente attenzione verso le attività capaci di generare entrate: attrattori culturali, servizi per i visitatori, gestione di infrastrutture e valorizzazione turistica del territorio.</p>



<p>Negli ultimi anni il Parco ha infatti sviluppato un sistema articolato di iniziative rivolte alla fruizione: l’Ecomuseo, i percorsi museali e multimediali, la valorizzazione della Grotta Verde, nuovi servizi di mobilità e parcheggi nelle aree più frequentate del promontorio di Capo Caccia, oltre alla prospettiva di nuove strutture e servizi nell’Area Marina Protetta. Tutte attività che contribuiscono ad aumentare la presenza di visitatori e le entrate dell’ente.</p>



<p>La fruizione sostenibile non è di per sé un problema. I parchi naturali devono essere luoghi aperti alla comunità e ai visitatori. Tuttavia quando la sostenibilità economica di un’area protetta dipende in misura crescente dalla capacità di attrarre visitatori, si crea inevitabilmente una tensione tra due obiettivi: la conservazione degli ecosistemi e la valorizzazione economica del territorio.</p>



<p>Questa tensione diventa ancora più evidente se si osserva la gestione del personale. Nonostante il quadro finanziario venga descritto come fragile e incerto, nel corso del 2025 sono stati espletati concorsi pubblici per l’assunzione di sette nuove unità all’interno della struttura del Parco. Gli stessi documenti precisano che queste assunzioni sono state inizialmente attivate con contratti a tempo determinato e part-time proprio a causa delle incertezze sulla sostenibilità economica nel lungo periodo.&nbsp;</p>



<p>La domanda che emerge è inevitabile: se il bilancio del Parco soffre di uno squilibrio strutturale tra entrate e spese, perché si procede comunque ad ampliare la pianta organica dell’ente? La spiegazione implicita nei documenti è che il rafforzamento del personale dovrebbe consentire di sviluppare nuovi servizi e generare ulteriori entrate. Ma questo significa che la crescita della struttura amministrativa dell’ente è strettamente legata all’espansione delle attività economiche e di fruizione.</p>



<p>Un ulteriore elemento che merita attenzione riguarda il ruolo dei progetti finanziati. Nel bilancio compare, tra gli altri, il progetto PNRR denominato “Millepiedi”, realizzato in collaborazione con l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna e finanziato per circa 2.000.000 di euro.&nbsp;</p>



<p>Si tratta di un intervento inserito nel quadro dei finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ma nei documenti di programmazione non appare chiaro quale beneficio concreto esso possa portare alla tutela degli ecosistemi del Parco o alla gestione dell’area protetta.</p>



<p>Il caso di questo progetto evidenzia la crescente centralità dei finanziamenti legati a programmi nazionali ed europei. La capacità di intercettare fondi è senza dubbio un elemento positivo, ma esiste anche il rischio che la partecipazione ai bandi diventi un obiettivo in sé, indipendentemente dall’utilità reale dei progetti per la conservazione della natura.</p>



<p>In questo scenario può emergere una sorta di “economia dei progetti”, nella quale le attività amministrative e la gestione dei finanziamenti assumono un peso crescente rispetto alle politiche di tutela ambientale.</p>



<p>Nel complesso il bilancio previsionale 2026-2028 restituisce quindi l’immagine di un Parco dinamico e capace di attrarre risorse, ma allo stesso tempo alle prese con un problema strutturale di sostenibilità economica. Per far fronte a questa situazione l’ente sembra orientarsi sempre più verso un modello di gestione che punta sulla fruizione del territorio, sulla valorizzazione turistica e sulla partecipazione a programmi finanziati.</p>



<p>È una scelta comprensibile dal punto di vista amministrativo, ma che solleva una questione di fondo: quale deve essere il ruolo di un’area protetta?</p>



<p>Un parco naturale non dovrebbe essere costretto a finanziare la tutela della natura attraverso la sua stessa valorizzazione economica. La conservazione della biodiversità rappresenta un interesse pubblico e dovrebbe essere garantita da finanziamenti stabili e adeguati.</p>



<p>Se questo non accade, il rischio è che le aree protette si trasformino progressivamente in sistemi di gestione del turismo naturalistico, nei quali la natura diventa una risorsa economica necessaria a sostenere l’equilibrio finanziario dell’ente.</p>



<p>È una prospettiva che merita una riflessione pubblica, perché riguarda non solo la gestione del Parco di Porto Conte ma il significato stesso delle aree protette nel nostro Paese.</p>



<p>La questione che emerge non riguarda solo il Parco di Porto Conte, ma il significato stesso delle aree protette nel nostro Paese. Per comprenderlo meglio è utile confrontare questa esperienza con quella di altri parchi della Sardegna, come l’Asinara e Molentargius, che rappresentano modelli diversi di gestione delle aree naturali protette.</p>



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<p><strong>Fonte immagini</strong>: <a href="https://mindtrip.ai/restaurant/porto-conte-sardinia/rifugio-di-mare/re-drKCLjH2" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">mindtrip.ai</a></p>
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