Negli ultimi anni, procedure semplificate, valutazioni frammentate e interventi progressivi hanno spesso sostituito una pianificazione organica e preventiva, trasferendo i conflitti dalle sedi amministrative alle aule giudiziarie.

Il Manifesto afferma un principio semplice: la tutela del paesaggio non può essere ridotta a un fatto formale o burocratico.
Il territorio è un bene collettivo e le decisioni che lo riguardano devono essere valutate nella loro interezza, nei loro effetti reali e nella loro sostenibilità nel tempo.

Perché la semplificazione amministrativa non può trasformarsi in semplificazione della tutela.

Manifesto per il governo del territorio

L’Associazione Punta Giglio Libera ritiene che il governo del territorio non possa essere affidato a decisioni frammentate, a procedure accelerate o a valutazioni parziali.

Il territorio non è una somma di atti amministrativi.

È un sistema complesso, fatto di equilibri ambientali, paesaggistici e sociali che richiedono visione, responsabilità e coerenza.

Negli ultimi anni si è progressivamente affermato un modello che, in nome della semplificazione e della rapidità, ha indebolito il controllo preventivo, sostituendo la pianificazione con interventi frammentari e disarticolati. Questo modello produce inevitabilmente autorizzazioni fragili, contenziosi, conflitti e, soprattutto, trasformazioni che incidono in modo permanente sul territorio.

Questo modello si manifesta attraverso dinamiche ricorrenti e riconoscibili:

  • interventi inizialmente incompatibili che vengono progressivamente rimodulati per superare i vincoli più stringenti
  • procedimenti costruiti per fasi, in cui le componenti più rilevanti vengono temporaneamente ridotte o escluse per ottenere il primo titolo autorizzativo
  • successive integrazioni e varianti che reintroducono, nel tempo, gli elementi originariamente esclusi
  • frammentazione delle valutazioni tra diversi livelli amministrativi, senza una verifica unitaria dell’impatto complessivo
  • spostamento del controllo dal momento preventivo a quello successivo, con l’intervento della magistratura quando le trasformazioni sono già avvenute

In questo modo, ciò che non sarebbe autorizzabile in modo diretto tende a diventarlo nel tempo, attraverso una sequenza di atti formalmente legittimi ma sostanzialmente orientati a un risultato già definito.

L’Associazione ritiene che questo approccio non sia sostenibile.

La tutela del paesaggio e dell’ambiente non può essere subordinata alla sola esistenza formale di titoli autorizzativi. Questa criticità emerge in modo ancora più evidente quando le procedure di semplificazione vengono applicate in contesti sottoposti a tutela paesaggistica.

La tutela del paesaggio non costituisce un interesse amministrativo ordinario, ma un principio fondamentale riconosciuto dalla Costituzione. Per questa ragione, la valutazione degli interventi in aree vincolate non può essere ridotta a meccanismi automatici, né affidata a logiche di mera accelerazione procedimentale.

Le normative sulla semplificazione amministrativa, introdotte anche per regolare i rapporti tra enti e ridurre i tempi decisionali, non possono tradursi nell’indebolimento della verifica sostanziale sugli interventi che incidono su beni paesaggistici tutelati.

Ciò assume un rilievo ancora maggiore in Sardegna, dove il Piano Paesaggistico Regionale ha attribuito agli ambiti costieri una tutela rafforzata fondata proprio sulla necessità di valutazioni preventive, motivate e approfondite.

In questi contesti, il silenzio, l’inerzia o la frammentazione delle valutazioni non possono sostituire un parere espresso, analizzato e coerente con gli obiettivi di tutela.

La semplificazione amministrativa non può trasformarsi in semplificazione della tutela.

Le trasformazioni devono essere valutate nella loro interezza e nella loro incidenza reale sui luoghi, secondo un principio ormai consolidato anche nella giurisprudenza: la forma degli atti non può prevalere sulla sostanza degli effetti.

Ogni intervento che modifica il territorio deve essere sottoposto a una verifica preventiva, complessiva e rigorosa della sua compatibilità, tenendo conto non solo dell’interesse economico immediato, ma degli equilibri complessivi e della loro sostenibilità nel tempo.

Ogni volta che questo equilibrio viene meno, è una sconfitta per la collettività.

È una sconfitta ogni volta che vengono attribuiti nuovi plusvalori economici ad aree di pregio ambientale senza aver chiarito fino in fondo la compatibilità urbanistica e paesaggistica degli interventi, riducendo progressivamente il controllo pubblico sul territorio.

È una sconfitta quando mutano destinazioni d’uso e intensità di fruizione senza una verifica adeguata delle ricadute sui carichi insediativi, sul traffico, sulle infrastrutture, sui servizi e sugli equilibri complessivi di contesti già sottoposti a forte pressione.

È una sconfitta quando il paesaggio, bene comune non riproducibile, viene inciso da trasformazioni che producono alterazioni spesso irreversibili.

È una sconfitta, infine, quando risorse pubbliche, tempo amministrativo e credibilità istituzionale vengono assorbiti da una sequenza continua di contenziosi, annullamenti, dissequestri e nuovi sequestri, spostando il momento della verifica dalla prevenzione al conflitto.

Il problema non è episodico. È sistemico.

Per questo l’Associazione afferma con chiarezza alcuni principi:

  • la pianificazione deve tornare a essere lo strumento centrale del governo del territorio
  • la valutazione preventiva deve prevalere sulla gestione emergenziale
  • la tutela del paesaggio deve essere sostanziale e non solo formale
  • la responsabilità delle decisioni pubbliche deve essere piena e trasparente

Il territorio è un bene collettivo, non una risorsa da adattare alle decisioni. Sono le decisioni che devono adattarsi al territorio.

Senza questo cambiamento di prospettiva, ogni vicenda continuerà a riproporsi come emergenza, mentre rappresenta, in realtà, l’effetto prevedibile di un metodo.

È su questo metodo che l’Associazione Punta Giglio Libera intende continuare a richiamare l’attenzione pubblica.

Perché la tutela del territorio non è un’opzione. È una responsabilità collettiva.

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