Il confronto con Asinara e Molentargius mostra modelli diversi di gestione delle aree protette.
La legge quadro sulle aree protette del 1991 stabilisce un principio molto semplice: i parchi naturali nascono per proteggere la natura. La conservazione degli ecosistemi e della biodiversità deve essere la loro funzione principale.
Tutte le altre attività – turismo, valorizzazione del territorio, iniziative economiche – possono esistere, ma devono restare compatibili con questo obiettivo.
Il confronto tra tre realtà sarde aiuta a capire quanto questo equilibrio sia delicato: il Parco Nazionale dell’Asinara, il Parco di Molentargius-Saline e il Parco di Porto Conte.
L’Asinara rappresenta probabilmente il modello più vicino allo spirito originario della legge del 1991. Il parco mantiene una struttura autonoma e una missione chiaramente centrata sulla conservazione degli ecosistemi. Il turismo è presente ma fortemente regolato.
Molentargius è un caso diverso. Inserito in un contesto urbano complesso, ha sviluppato una forte identità legata alla tutela delle zone umide e alla gestione di un ecosistema fragile nel cuore dell’area metropolitana di Cagliari.
Porto Conte, invece, rappresenta un modello ancora diverso. Il parco è sempre più coinvolto nelle dinamiche territoriali e nei progetti di valorizzazione del territorio in chiave turistica. In questo contesto l’ente svolge anche un ruolo operativo nelle politiche locali di sviluppo sostenibile.
Questa evoluzione non è necessariamente negativa. I parchi possono contribuire allo sviluppo di economie locali sostenibili e alla diffusione della cultura ambientale.
Il rischio emerge quando questo equilibrio si modifica.
Quando la sostenibilità economica dell’ente dipende sempre più dalla capacità di attrarre finanziamenti, sviluppare servizi o promuovere attività turistiche, la natura rischia di diventare una risorsa economica funzionale alla gestione del parco.
Il confronto con Asinara e Molentargius rende evidente una questione di identità. In quei parchi la tutela ambientale rimane il criterio principale che orienta le scelte di gestione.
Nel caso di Porto Conte, invece, la crescente integrazione con le politiche territoriali rischia di modificare progressivamente questo equilibrio.
Il problema non riguarda la legittimità delle singole iniziative, ma la direzione complessiva della gestione del parco.
La legge del 1991 aveva un obiettivo preciso: garantire che le aree protette fossero prima di tutto strumenti di conservazione della natura.
Oggi la sfida è evitare che diventino soltanto un altro strumento di sviluppo territoriale.


Fonte immagini: turismoitalianews.it
