Waves4Water

Waves4Water

Nel luglio 2023, al largo della costa di Porto Conte, viene installato un dispositivo capace di produrre energia dal moto ondoso.

È l’apparato WEPA, sviluppato dalla società Waves for Energy, spin-off del Politecnico di Torino.

L’impianto nasce all’interno del progetto Waves4Water, una sperimentazione energetica promossa dal Parco per alimentare con energia rinnovabile le strutture isolate dell’area protetta.

È da questa esperienza concreta che comincia il percorso che porterà, negli anni successivi, alla vicenda del progetto Millepiedi.


Waves4Water, il progetto che arriva in mare

Il progetto Waves4Water nasce con l’obiettivo di usare il moto ondoso per produrre energia elettrica e, grazie a quella stessa energia, dissalare l’acqua di mare.

Un progetto pensato per il Parco di Porto Conte: strutture isolate, punti informativi lontani dalla rete elettrica e aziende agricole che operano all’interno dell’area protetta.

Il nome è Waves4Water.

Il finanziamento è chiaro: poco meno di 500 mila euro, approvati dalla Regione Sardegna nell’ambito di un bando dedicato all’innovazione nella pubblica amministrazione. L’obiettivo non è industriale, non è portuale, non è su larga scala. È sperimentale, locale, circoscritto.

Ma questo non è l’unico finanziamento. Con delibera regionale 6/40 del 5 febbraio 2019, al Parco vengono assegnati ulteriori 200.000 euro come supporto per l’implementazione del progetto (1).

Il percorso di Waves4Water, però, non è lineare.

La prima gara va deserta. La seconda si chiude, poi viene rimessa in discussione. Commissioni, ricorsi, pareri legali. Il progetto resta sospeso mentre il tempo passa.

Alla fine, dopo l’esclusione del primo aggiudicatario per incompatibilità, l’appalto viene affidato a Wave for Energy, società collegata all’ambito di ricerca del Politecnico di Torino.

Qui succede qualcosa di rilevante: nonostante gli inciampi procedurali (2), Waves4Water resta ancorato alla sua funzione originaria. Non cambia destinatario, non cambia luogo, non cambia scala.

Il progetto resta coerente con l’obiettivo per cui era nato.

Nel 2022 arriva il via libera definitivo. Viene approvato lo studio preliminare ambientale, vengono scanditi gli stati di avanzamento lavori, partono i pagamenti legati a progettazione, realizzazione, test e sperimentazione in campo.

E poi, finalmente, il progetto esce dalle carte.

Nel luglio 2023 il Parco annuncia l’installazione dell’apparato WEPA, il dispositivo sviluppato da Wave for Energy. La macchina viene posata in mare e avviata alla sperimentazione.

La notizia finisce sui siti istituzionali e sui giornali locali (3) PDF. C’è anche un’ordinanza della Guardia Costiera che interdice la navigazione attorno all’impianto: un segnale inequivocabile che qualcosa, lì fuori, esiste davvero (4).

Non è un rendering.
Non è una promessa.
È una struttura fisica, installata, monitorata.

Da quel momento, Waves4Water diventa l’unico progetto di produzione di energia dal moto ondoso del Parco per cui esistono evidenze concrete di messa in opera e avvio delle attività sperimentali.

Eppure, mentre questo accade, il progetto scompare progressivamente dal centro della scena.

Negli atti successivi Waves4Water continua a esistere: manutenzioni, supporto tecnico, liquidazioni, monitoraggi. Ma non è più il perno narrativo. Attorno a lui si sviluppano nuove iniziative (5), nuovi accordi, nuove prospettive, spesso molto più ambiziose dal punto di vista finanziario.

Il paradosso è tutto qui.

Il progetto che funziona, che arriva in mare, che rispetta — pur tra molte difficoltà — l’idea originaria del Parco, resta confinato a una dimensione sperimentale.

Quello che invece cambia scala, linguaggio e destinatari è un altro percorso, che nasce in parallelo e cresce negli anni fino a valere milioni.

Per capire come e perché questo accade, bisogna guardare a ciò che succede dopo.

E soprattutto, a chi entra in gioco quando il progetto smette di essere solo del Parco.

Allegati:


In continuità con Waves4Water: Politecnico di Torino e ISWEC Adriatico.

ISWEC Adriatico (a), un dispositivo per la produzione di energia elettrica dal moto ondoso sviluppato dal Politecnico di Torino. Dopo un inquadramento della risorsa ondosa nel Mediterraneo, basato su studi scientifici (Sannino e Carillo, 2013), viene evidenziato il potenziale energetico lungo la costa occidentale della Sardegna, con mappe di profondità, potenza media annua e produzione stimata.

ISWEC (Inertial Sea Wave Energy Converter) è un sistema galleggiante multi-direzionale che converte il moto ondoso in energia tramite un meccanismo inerziale interno, con tutte le parti in movimento protette dall’ambiente marino. Il dispositivo ha una massa di 65 tonnellate, dimensioni di 10 × 5 × 3 metri e una potenza installata di 52 kW.

Tra i principali punti di forza vengono indicati il basso impatto ambientale, l’assenza di emissioni di gas serra, l’impatto paesaggistico trascurabile e la protezione dei componenti meccanici dal contatto diretto con l’acqua. Il documento si configura come una presentazione tecnico–scientifica orientata a descrivere potenziale energetico, caratteristiche costruttive e vantaggi ambientali del sistema.

Con la Delibera n. 76 del 7 dicembre 2022 (b) il Consiglio direttivo del Parco approva, quale atto di indirizzo, la proposta di collaborazione avanzata dal Politecnico di Torino in materia di produzione di energia dal moto ondoso. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle attività già avviate dall’Ente Parco sui temi della sostenibilità ambientale e dell’energia rinnovabile marina, tra cui il progetto Waves4Water e ulteriori programmi di ricerca finanziati dalla Regione Sardegna e da Sardegna Ricerche.

La collaborazione proposta rientra in una linea progettuale legata a un’infrastruttura di innovazione finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), con capofila l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e il Politecnico di Torino come partner. Il progetto prevede un finanziamento di circa 2 milioni di euro, integrabile con investimenti privati, e contempla la realizzazione di un laboratorio in mare mediante installazione di un prototipo per la produzione di energia dalle onde, nonché il ripristino di uno spazio a terra destinato ad attività di ricerca. Con la delibera, il Consiglio Direttivo riconosce la coerenza dell’iniziativa con le finalità istituzionali dell’Ente, conferisce mandato alla Direzione generale per gli atti conseguenti e dispone la pubblicazione e l’immediata esecutività del provvedimento.

ISWEC - Inertial Sea Wave Energy Converter

Fonte immagini: archivio-poliflash.polito.it

Allegati:

Millepiedi

Millepiedi

Anatomia di un progetto PNRR

Il progetto Millepiedi nasce nel contesto delle iniziative legate alla transizione energetica e alla produzione di energia rinnovabile dal mare.

L’intervento è promosso dal Parco Naturale Regionale di Porto Conte, che assume il ruolo di soggetto attuatore nelle procedure amministrative legate alla realizzazione dell’impianto.

Nel corso degli anni il progetto viene progressivamente inserito nel programma PNRR – Green Ports, destinato alla decarbonizzazione delle infrastrutture portuali e allo sviluppo di tecnologie energetiche innovative.

Si tratta di un intervento complesso, che coinvolge soggetti pubblici, enti di ricerca e operatori privati.

Ricostruire il percorso che ha portato alla nascita e allo sviluppo del progetto Millepiedi significa quindi analizzare non solo una tecnologia o un singolo intervento infrastrutturale, ma il modo in cui innovazione, politiche pubbliche e responsabilità amministrative si intrecciano nella gestione delle risorse del PNRR.

Da qui nasce questa ricostruzione.

Parliamo quindi di un intervento pubblico sostenuto da fondi europei e collocato in un quadro strategico nazionale. Progetti di questa natura, per dimensione economica e rilievo istituzionale, richiedono chiarezza sugli obiettivi, sui percorsi amministrativi e sui risultati attesi.

La pubblicazione avrà cadenza bisettimanale. Non per ragioni editoriali, ma per ricostruire con ordine un percorso progettuale complesso, distinguendo le diverse fasi amministrative e tecniche che lo compongono.

Il progetto Millepiedi si colloca all’interno di una rete articolata di soggetti pubblici, enti di ricerca e operatori privati.

Tra questi:

  • enti pubblici
  • università e centri di ricerca
  • società private
  • figure tecniche e amministrative coinvolte nei procedimenti

Ricostruire il ruolo di ciascun attore è parte essenziale di questo lavoro.


Il quadro normativo

Il contesto istituzionale di riferimento è quello delle aree naturali protette, disciplinato dalla Legge 6 dicembre 1991 n. 394.

La legge individua tra le finalità fondamentali:

  • la conservazione degli habitat naturali
  • la tutela degli equilibri ecologici
  • la salvaguardia del paesaggio
  • la promozione di attività compatibili con questi obiettivi.

Sono questi i parametri entro cui si colloca l’azione degli enti gestori delle aree protette.

Nel caso del progetto Millepiedi, però, dagli atti disponibili emerge un elemento che merita attenzione.

L’intervento è localizzato presso la diga foranea del porto industriale di Porto Torres, quindi al di fuori del territorio del Parco e non direttamente destinato alle strutture dell’area protetta.

Questo dato non implica automaticamente una valutazione di illegittimità.
E non esprime un giudizio sull’innovazione tecnologica in sé.

Ma pone una domanda di coerenza.

Qual è la relazione tra:

  • mandato istituzionale dell’ente
  • impiego di risorse pubbliche
  • benefici ambientali effettivamente riferibili al territorio tutelato?

Quando le risorse sono pubbliche — e provengono dal PNRR — questa relazione diventa un parametro essenziale di buona amministrazione.


Due percorsi che si incontrano

Per comprendere il progetto Millepiedi bisogna guardare a ciò che accade negli anni precedenti.

Negli atti amministrativi emergono infatti due traiettorie progettuali.

La prima è il progetto Waves4Water, nato come sperimentazione locale e arrivato fino all’installazione in mare.

La seconda è il percorso tecnologico sviluppato attorno alla tecnologia GICA, inizialmente sostenuto come attività di ricerca e successivamente ricollocato in un’infrastruttura di scala molto più ampia.

È dall’incontro — e dalla progressiva sovrapposizione — di questi due percorsi che prende forma il progetto Millepiedi.

Il nodo centrale non riguarda l’innovazione tecnologica in sé.

Riguarda il metodo con cui l’innovazione pubblica passa dalla sperimentazione alla realizzazione di opere finanziate con fondi europei.


Come leggere questa serie

Questa è la prima parte di una ricostruzione più ampia.

Nei prossimi articoli verranno analizzati:

  • il progetto Waves4Water
  • l’ingresso della tecnologia GICA
  • il ruolo delle università
  • la posizione del Parco di Porto Conte
  • il sistema dei controlli PNRR
  • la qualificazione dell’appalto
  • le questioni di coerenza istituzionale emerse dagli atti.

Solo alla fine dell’intero percorso sarà possibile valutare il quadro complessivo.


Un invito alla lettura

Questo lavoro non formula giudizi anticipati né attribuisce responsabilità personali.

Si limita a ricostruire, sulla base degli atti disponibili, un percorso amministrativo e tecnico che ha coinvolto:

  • il Parco Naturale Regionale di Porto Conte
  • l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna
  • la Regione Sardegna
  • il Comune di Alghero
  • le Università di Cagliari e Sassari
  • ENEA
  • soggetti privati e strutture tecniche coinvolte nei procedimenti.

L’obiettivo è portare all’attenzione soprattutto un metodo.

Quando l’innovazione pubblica accelera — e quando sono in gioco risorse europee — la distribuzione delle responsabilità, la chiarezza dei ruoli e l’adeguatezza dei controlli diventano elementi decisivi.

Il caso Millepiedi può quindi essere letto non solo come una vicenda locale, ma come un esempio delle tensioni che possono emergere quando l’innovazione procede più rapidamente delle strutture chiamate a governarla.

Per comprendere davvero il percorso che porta al progetto Millepiedi, però, bisogna tornare indietro di qualche anno.

Prima del PNRR, prima delle strategie portuali e dei finanziamenti milionari, il Parco di Porto Conte aveva già avviato una sperimentazione energetica legata al mare.

Si chiamava Waves4Water.